Albero Della Vita




I bambini soldato nei conflitti armati, una piaga senza fine

Una delegazione di Unicef e di altre ONG ha denunciato, alla presenza del Ministro degli Esteri Frattini e del Sindaco di Roma Alemanno la gravissima situazione dei bambini soldato.
La denuncia è stata ripresa anche dalle associazioni del Coordinamento Pidida, tra cui L’Albero della Vita.

“Si stima che circa 250.000 bambini al mondo vengano attualmente sfruttati come bambini soldato, portatori, aiutanti o schiavi sessuali e che più di un miliardo di bambini vivano in paesi o territori lacerati da conflitti armati – circa un sesto della popolazione mondiale totale. Di questi, circa 300 milioni sono bambini sotto i 5 anni, che soffrono per le conseguenze dirette ed indirette delle guerre, nonché per gli effetti a lungo termine sul loro sviluppo e benessere. Dal 1998 ad oggi oltre 100.000 bambini sono stati smobilitati e reintegrati”.

Il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’Infanzia relativo al coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati (2000), aumenta l'età minima per la partecipazione diretta agli scontri a fuoco dai 15 ai 18 anni (articolo 1) e vieta il servizio di leva o il reclutamento forzato al di sotto dei 18 anni (articolo 2). Lo statuto della Corte penale internazionale (1998) pone come crimine di guerra l’arruolamento di bambini sotto i 15 anni in forze armate nazionali e il loro utilizzo nella partecipazione attiva alle ostilità in conflitti sia internazionali sia interni. La Convenzione n.182 (1999) dell’Organizzazione internazionale del lavoro definisce il reclutamento forzato e obbligatorio di bambini una delle “peggiori forme di lavoro minorile” e lo vieta.

La mancata protezione dei bambini dall’utilizzo da parte di gruppi armati ostacola il raggiungimento di almeno tre degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio:

  • l'istruzione primaria universale (OSM 2) - infatti il bambino soldato spesso è tagliato fuori dalla possibilità di frequentare la scuola;
  • la riduzione della mortalità infantile (OSM 4) - i bambini coinvolti nei conflitti armati spesso non hanno accesso all'assistenza sanitaria e sono esposti a situazioni di pericolo di vita;
  • la lotta contro l'HIV/AIDS, malaria e altre malattie (OSM 6) - i bambini nei gruppi armati sono soggetti ad abusi sessuali e sfruttamento.

Un'analisi approfondita dell'impatto della guerra sui bambini è contenuta nel Rapporto Machel, uno studio realizzato da Graça Machel, vedova del primo presidente del Mozambico indipendente e attuale moglie di Nelson Mandela. Il rapporto mette in evidenza come, negli ultimi dieci anni, sia diminuito il numero dei principali conflitti armati ma siano notevolmente aumentati i conflitti interni.  Gli studi effettuati dimostrano che in questo tipo di conflitti i bambini vengono sfruttati maggiormente, con gravissime conseguenze: reclutamento illegale, sfruttamento sessuale, uccisioni, separazioni di minori dalle famiglie, traffico di esseri umani.
Non meno gravi gli effetti indiretti, sopratutto a lungo termine, sulle comunità che subiscono i conflitti locali: interruzione dei servizi di base come acqua, servizi igienici, sanità e istruzione, malnutrizione e malattia. Una pesante eredità che condiziona lo sviluppo, economico e umano, di un intero paese