22 | 06 | 2010 - Riportata l'acqua al campo profughi

Venerdi scorso, grazie all’intervento diretto di L’Albero della Vita, è stato compiuto il primo passo per accogliere e dare dignità ai profughi afghani che stazionano nei pressi della stazione Ostiense a Roma.

In quella giornata infatti grazie agli sforzi dei nostri operatori, della Rete di Tutela dei rifugiati Afghani di Roma (di cui L’Albero della Vita fa parte), della municipalità di Roma e della Protezione Civile siamo riusciti a far arrivare una botte da 2.000 litri messa a disposizione generosamente da parte del proprietario di un’attività economica nei pressi del campo.
Un’altra botte, acquistata direttamente da L’Albero della Vita, da 1.500 litri si affiancherà in queste ore alla prima in modo da garantire ai profughi la possibilità di affrontare l’estate con sufficiente autonomia.
Da oltre un mese purtroppo il campo non aveva acqua corrente e le malattie dermatologiche (per non parlare delle condizioni umane) stavano degenerando. Questa situazione ci ha spinti all’azione immediata.
Oltre alle botti, per evitare problemi futuri di approvvigionamento, abbiamo sensibilizzato la municipalizzata di Roma - l’ACEA - per ripristinare l’allacciamento e scongiurare la diffusione di altre malattie.
 
L’Albero della Vita opera al campo per cercare di alleviare una piaga molto più grande della mancanza di acqua, al campo infatti transitano ogni anno decine e decine di minori afgani che migrano dal paese natio per cercare di avere una nuova vita in Europa. Alcuni di questi sono al seguito di un genitore ma molto più spesso sono da soli ad affrontare il viaggio e tutti i pericoli che comporta e va sottolineato che alcuni di questi hanno 12, 13 o 14 anni.
L’Albero della Vita, che da sempre lotta per tutelare e promuovere i diritti dei minori, non vuole ignorare questa situazione di emarginazione e opera per sostenere e orientare questi ragazzi (ma non dimenticando gli adulti) con azioni concrete.
 


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