07 | 10 | 2010 - Haiti, aggiornamenti dal campo
Corrado, il nostro operatore ad Haiti, ci aggiorna sulla situazione dell’isola e sul nostro intervento in corso, in collaborazione con MLAL
A distanza di 8 mesi dal terremoto che ha devastato Haiti, l’isola è caratterizzata da un grande rischio di insicurezza alimentare e dalle difficoltà di accesso ai servizi di base per la maggior parte della popolazione. Il terremoto ha provocato nella popolazione gravi traumi psicologici e numerosi disabili fisici.
Secondo la CNN, solo il 2% dei 5,3 miliardi di dollari di aiuti promessi durante la UN Donors Conference del 31 marzo 2010 sono stati effettivamente erogati.
Circa 1,5 milioni di persone vivono in rifugi di fortuna costruiti con legno, lamine, teli oppure in tende e strutture temporanee distribuite dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni umanitarie. La maggior parte dei campi per sfollati sono in condizioni igieniche precarie e sovraffollati. La situazione è aggravata dalla povertà e dall'esclusione sociale.
Port-au-Prince, la capitale, è oggi un enorme campo per sfollati. Il terremoto ha provocato nella città la morte di 140.000 persone, un numero elevato di disabili e minori orfani, la distruzione di circa 70.000 edifici e il danneggiamento delle infrastrutture più importanti. Già prima del terremoto le condizioni igienico-sanitarie in città erano disastrose, per l'assenza di acquedotti, fogne e discariche.
Le forti piogge che stanno cadendo da maggio hanno rovinato le tende e i rifugi temporanei, provocando inoltre l'inondazione di alcuni campi. E' difficile sgomberare i campi e trovare nuovi spazi per gli sfollati perché i terreni disponibili sono pochi, in parte ancora occupati dalle macerie oppure oggetto di conflitti sociali relativamente alla proprietà.
A fine settembre un’altra ondata di piogge torrenziali ha provocato danni, inondazione di strade e purtroppo anche alcune vittime. Nei campi di accoglienza molte tende (gia fortemente deteriorate dalle piogge dei giorni scorsi) sono state distrutte.
A Léogane, dove è in corso l’intervento de L’Albero della Vita con MLAL, la situazione nelle scuole è tranquilla. A Wharf Jeremie, uno dei quartieri più poveri di Port-au-Prince, la tenda della protezione civile che ospitava la vecchia clinica è volata via mentre la nuova clinica non ha fortunatamente riportato danni.
Il progetto avviato da L'Albero della Vita insieme a MLAL punta a sostenere il processo di riattivazione delle attività scolastiche ed educative in 8 scuole materne ed elementari attraverso la fornitura di strutture scolastiche temporanee (tende o prefabbricati in legno) e kit scolastici per alunni, insegnanti e personale amministrativo. Il progetto prevede inoltre il miglioramento della qualità dell'insegnamento attraverso la formazione degli insegnanti. I beneficiari sono 1500 bambini e 80 insegnanti.
Il personale scolastico ha già partecipato a corsi di formazione sulla gestione dei rischi provocati dai disastri naturali; anche per gli alunni sono previste attività di sostegno psicosociale con l'obiettivo di favorire il ritorno alla normalità.
A breve L'Albero della Vita, attraverso il programma Medici in Prima Linea, inizierà a sostenere la clinica San Franswa, nel quartiere Wharf Jeremie, uno dei più poveri di Port-au-Prince. Obiettivo dell'intervento è promuovere e tutelare il diritto alla salute dei bambini attraverso attività di assistenza medico-sanitaria (fornitura di medicinali e di equipaggiamento), programmi di sostegno nutrizionale, formazione di personale paramedico e sensibilizzazione della popolazione sui comportamenti da adottare per proteggere al salute.










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