19 | 01 | 2012 - Diciamo basta alle mutilazioni genitali femminili

In occasione della Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, in programma il prossimo 6 febbraio, L'Albero della Vita lancia un dossier informativo e un progetto pilota di prevenzione per contrastare questa pratica tradizionale della quale sono vittime nel mondo 140 milioni di donne, di cui 3 milioni di bambine.

La mutilazione dei genitali femminili è una pratica antica, violenta e traumatica, che consiste nell'asportazione totale o parziale dei genitali esterni. Viene effettuata sulle bambine tra i 3 mesi e i 15 anni di età, generalmente nei paesi africani.
Le conseguenze delle mutilazioni genitali sono drammatiche: provocano nelle bambine un grave trauma per l'intenso dolore, emorragie, infenzioni. Senza contare che le rendono più vulnerabili ad AIDS ed epatite e, in caso di gravidanza, aumentano il rischio di mortalità durante il parto.

In Italia, secondo stime del Ministero della Salute e del Dipartimento per le Pari Opportunità, le donne vittime potenziali di mutilazioni sono comprese tra le 93.000 e le 110.000. Tra queste, molte sono bambine. Il dossier realizzato da L'Albero della Vita e dall'Associazione Interculturale Nosotras stima 7.727 minori potenziali vittime, la maggioranza delle quali di età inferiore ai 10 anni.
Il numero delle bambine a rischio potrebbe però essere più elevato, considerando i costanti e significativi arrivi di immigrati nel nostro Paese.

Per contrastare questo fenomeno e sensibilizzare le famiglie delle bambine e le istituzioni, a partire dalla scuola, L'Albero della Vita e Nosotras hanno avviato un progetto pilota nelle scuole toscane, che vede gli operatori scolastici come attori principali.
Oltre 100 docenti vengono infatti coinvolti e formati per poter intervenire con competenza se nella scuola emergono casi di bambine o ragazze vittime o a rischio di mutilazioni genitali.
Il primo passo è quello quindi di conoscere le tradizioni dei Paesi nei quali queste pratiche sono diffuse e, successivamente, avere a disposizione gli strumenti adeguati per riuscire a riconoscere nei comportamenti delle bambine i sintomi di un evento (l'aspettativa o le conseguenze) così traumatico, con l'obiettivo di intervenire presso le famiglie e avviare tempestivamente la rete dei servizi sociali.
La figura dell'insegnante può dare quindi un significativo contributo allo sradicamento di questa pratica.

Obiettivo finale del progetto è redigere un protocollo di buone pratiche replicabile anche in altre aree geografiche, da utilizzare come strumento nella lotta alle mutilazioni genitali femminili.

Le scuole interessate possono aderire al progetto entro il 15 febbraio, chiamando il numero 055/2776326.


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