ZeroSei

Un nido sicuro per offrire calore e affetto a bambini abbandonati che, fin dai primissimi giorni di vita, hanno già conosciuto maltrattamenti e abbandono: il progetto ZeroSei è stato ora integrato con ZeroTre e la struttura che ospita i bambini da zero a tre anni ora accoglie anche piccoli sino a 6 anni, a Milano, città tra le più colpite in Italia dal fenomeno dell'abbandono.

Il progetto nasce come supporto a ZeroTre, la casa di Milano già attiva, che non è più in grado di soddisfare le tante richieste provenienti dai servizi sociali. ZeroSei nasce anche dall'esigenza di accogliere i bambini di ZeroTre che hanno superato l'età per rimanere nella struttura.

ZeroSei accoglie 5 bambini di età compresa tra zero e sei anni, provenienti da situazioni di abbandono, grave incuria, abusi fisici e grave degrado del nucleo familiare. ZeroSei sarà per questi bambini una casa dove potranno sentirsi sicuri e protetti come in una vera famiglia, con l'amore, i giochi, le coccole, la fiabe e il calore degli educatori.

La casa è composta da diversi spazi abitativi e ambienti per attività comuni ed è circondata da un ampio giardino per accogliere i giochi all'aperto dei bambini.
La struttura è aperta 24 ore su 24 ed in grado di predisporre una pronta accoglienza per situazioni che richiedono un intervento tempestivo.
I bambini sono affidati alle cure di una equipe educativa composta da differenti figure professionali specializzate (pediatra, psicologo, educatore), affiancata da volontari.

Il progetto è stato recentemente integrato nella casa che ospita la comunità ZeroTre, attiva a Milano già da molti anni.

Cosa puoi fare tu


Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.

23 | 02 | 2011 - Tullia, volontaria: a ZeroSei ricevo più di quello che dono

Era da tanto che sentivo la necessità di rendermi utile, di dedicare parte di me e del mio tempo a qualcosa di “costruttivo” … cosi’ ho deciso di iniziare la mia esperienza di volontariato.

Tra le varie tipologie esaminate, con una particolare predilezione per quelle che avevano a che fare con i bambini, ZeroSei mi è subito sembrata quella più adatta a me, che corrispondeva piu’ di altre a quello che era il mio concetto di “volontario”.

Così mi sono avvicinata alla comunità, un po’ sprovveduta, senza sapere bene cosa mi aspettasse, senza una preparazione specifica (ad eccezione di un po’ di pratica fatta col nipotino) ma con tanta voglia di fare e soprattutto voglia di dare.
Sono passati alcuni mesi dall’inizio della mia esperienza, nel frattempo i bimbi sono piu’ che raddoppiati cosi’ come la confusione. Quello che piu’ mi ha colpita e’ l’evoluzione del comportamento dei bimbi nella casa: la rabbia iniziale al momento dell’inserimento, quel senso di smarrimento ed il conseguente bisogno di trovare indispensabili punti di riferimento, la ricerca prima (e la difesa dopo) dei propri spazi, la capacita’ di adattamento e la continua richiesta di affetto, attenzione e compagnia.

Come volontaria non sono al corrente delle singole storie dei bambini (e devo confessare che nemmeno mi interessano) ma ritengo che nella sfortuna quelli di ZeroSei siano bimbi fortunati perche’ accolti con amore da una grande famiglia dove c’e’ affetto, attenzione, comprensione e rispetto per tutto e tutti; una “famiglia allargata” dove si alternano tra loro, seppure con ruoli e mansioni diversi , parecchie persone che non perdono l’occasione di offrire qualcosa di se’ ogni giorno e/o di essere “semplicemente” se’ stesse.

La medesima accoglienza e’ stata riservata a me in qualita’ di volontaria; ho subito avuto la sensazione (confermata nel tempo) di far parte di una famiglia che, seppure con le sue regole necessarie e spesso indispensabili, mi ha aperto le sue braccia con estrema naturalezza.

Spero che la mia esperienza possa durare ancora a lungo perche’ mi rendo conto, ogni giorno che passa, di avere molto da imparare!
Quando torno a casa stanca la sera, dopo il lavoro ed il mio “turno” a ZeroSei, mi accorgo immancabilmente che e’ sempre di piu’ quello che porto a casa con me rispetto a quello che lascio.

12 | 10 | 2010 - Anche il nostro poco può essere molto

Ho conosciuto L’Albero della Vita e ZeroSei attraverso i racconti di un’amica. L’ascoltavo parlare della propria esperienza e sentivo nascere in me il desiderio di farne parte. Ho partecipato al corso di formazione e nella primavera del 2007 ho varcato la soglia della comunità.

Ricordo quel giorno con grande tenerezza, da una parte c’ero io con la paura di non esserne all’altezza, dall’altra c’erano queste meravigliose creature che con un sorriso mi hanno dato il coraggio di cominciare. Entrando ho tirato un sospiro di sollievo vedendo che tra gli educatori di quel giorno c’era Sonia, che avevo conosciuto duranti i corsi, mi sono sentita meno impacciata e un po’ più a casa!
Ho incrociato la sguardo del piccolo Francesco che si è avvicinato e mi ha detto: tu chi sei? E senza nemmeno darmi il tempo di rispondere mi ha detto: tu sei donna!!!! Siamo esplosi in una grande risata e quel piccoletto è stato capace di sciogliere il ghiaccio e di rendere meno pesante quell’inizio.
Inutile dire che c’era e c’è tanto da fare, ho subito capito che cosa significhi ZeroSei, dare una mano è importante e indispensabile! È necessario fare tutto quello che serve e che gira intorno a un bambino anche dal punto di vista pratico! Inizialmente passavo il turno tra stirare, sistemare la cucina e la sala dei giochi, in quel periodo erano tanti e c’era veramente tanto da fare per loro come ad esempio avere la biancheria piegata e stirata.

Pian pianino ho cominciato a star di più con i bambini ho acquistato più fiducia in me stessa e anche gli educatori hanno cominciato a darmi più fiducia, stando con loro ho conosciuto la loro intelligenza, la furbizia, il loro modo di guardarti e di stupirti parlandoti con la loro ingenuità. Questi bambini vengono da una realtà molto diversa da quella che dovrebbe fare normalmente un bambino di quell’età, noi volontari non siamo a conoscenza delle loro storie, ma il fatto che dei bambini non siano con la mamma e il papà in tenera età è un grosso trauma e gli educatori sono lì per guidarli e rendergli il meno traumatico possibile questo momento della loro vita.

Ogni bambino affronta questa situazione in modo diverso, c’è chi è più aggressivo, c’è chi gioca, chi si isola, chi parla poco e gli educatori cercano di tirare fuori il meglio da questi esserini. Sono delle persone straordinarie e guardandoli non posso fare a meno di ammirare il loro modo essere di polso quando la situazione lo richiede ma dolci teneri e pazienti in altri momenti.
Con i bambini la mia esperienza è molto positiva, col tempo ho capito come parlarci e come  rapportarmi a loro nel modo più giusto, quando dire e non dire qualcosa, soprattutto confrontandomi spesso con gli educatori.

Mi sento di dire che è tra le esperienze più gratificanti che potessi fare e scontrandomi con questa realtà ho imparato a tenere presente la fortuna che ho avuto e che ho. Molte volte mettiamo in secondo piano il fatto di avere un posto in cui tornare, quelle che sono le nostre radici, che ci formano e ci fanno essere quello che siamo. Lo diamo per scontato perché è sempre stato così . Facendo questa esperienza ho capito che la leggerezza di darlo per scontato non è una cosa permessa a tutti, mi sento di dire che è nostro dovere tenere presente anche altre situazioni che si può essere utili con quello che a noi sembra poco, ma che può risultare essere davvero molto importante per noi e per gli altri. 

Annamaria Albano - Volontaria

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