Salute e nutrizione a Loreto

L’Albero della Vita ha attivato un programma di alimentazione e assistenza sanitaria di base per 183 bambini e per le donne in gravidanza della comunità amazzonica di Hipolito Hunanue. Obiettivo del progetto è il miglioramento complessivo delle condizioni di salute della comunità, in particolare dei bambini.

Oltre il 50% della comunità di Hipolito Unanue soffre di denutrizione cronica. La parassitosi intestinale colpisce il 30% dei bambini da 1 a 4 anni. Il 77% delle famiglie consuma acqua dei fiumi, spesso non adatta a questo scopo perché altamente impura.

Il progetto prevede l’attivazione di una mensa scolastica per fornire ai bambini un pasto completo ed integratori vitaminici a base di specie vegetali locali, per colmare le carenze nutrizionali dei bambini. Sono previste inoltre una serie di campagne mediche trimestrali per la diagnosi e il trattamento delle principali malattie infantili (malattie intestinali, parassitosi, disturbi respiratori) dei bambini da 6 a 14 anni, affiancate da campagne mensili per la diagnosi e il trattamento di anemia e denutrizione per i bambini da 0 a 5 anni.
Per le donne in gravidanza sono previste attività di sensibilizzazione sulle corrette abitudini alimentari, igieniche e sulla prevenzione di infezioni.

Per migliorare le condizioni igieniche della comunità, il progetto include l’installazione di un sistema di acqua potabile e latrine, affiancato da un programma di sensibilizzazione su igiene e prevenzione rivolto a tutte le famiglie.

 

L’Albero della Vita ha realizzato il suo intervento sino al 2010. Sono migliorate notevolmente le condizioni di salute dei bambini rispetto alle più comuni patologie infantili e la comunità ha sviluppato una maggiore consapevolezza circa l'importanza della salute e dell'igiene.


  • Centro medico
  • Controllo medico dei bambini
  • Assistenza ai bambini denutriti
  • Visite mediche
  • Acqua utilizzata per scopi alimentari
  • Finalmente acqua potabile!
  • Le mamme in fila per la visita

Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.

09 | 08 | 2011 - Essere bambini in Amazzonia

Sara, una nostra operatrice in Perù, ci racconta la storia di due bambini a Hipolito Unanue

I bambini litigano e si tirano i capelli mentre a turno passano i loro polsi esili sui due ceri funebri accesi. Nella piccola chiesa protestante si celebra il padrenostro in spagnolo nonostante la lingua antica dei suoi abitanti. Al parroco le parole escono di bocca come un bisbiglio mentre si fa il segno della croce e bacia il crocefisso che porta al collo.
La bambini più piccola che non ha più di quattro anni corre verso di me e mi osserva incuriosita. Il soffitto umido del prefabbricato ad una stanza che chiamano casa sta per crollare. Le finestre sono fatte di teli di plastica che la brezza del vento fa tremare. Ci sono materassi appoggiati sul pavimento insieme agli animali da cortile che beccano le briciole avanzate dell’ultimo pasto consumato. L’unico accenno alla modernità è la televisione che da un angolo della stanza urla il nome del candidato presidenziale delle elezioni politiche.

Accanto ad un ritratto della Madonna, ci sono le foto di due bambini di 13 e 9 anni, annegati durante la pesca sul Rio delle Amazzoni. La morte dei due fratelli è diventa nella piccola comunità il simbolo della minaccia che incombe sui bambini, costretti ad una vita di sacrifici e lavoro già dalla tenera età. Questa tragedia, però, non ha attirato l’attenzione delle ONG internazionali, né media ne giornali locali.

Quella mattina i due fratelli erano partiti come sempre da casa diretti ad una delle spiagge più popolari della comunità dove poter iniziare la loro pesca. A piedi avevano percorso i tre chilometri che li separavano dal fiume ed erano salpati a bordo della piccola imbarcazione artigianale fornita di reti da pesca.
A Iquitos dopo una lunga e calda giornata senza aver pescato nulla, i fratelli si sono sfidati a vicenda tuffandosi in acqua. Juan è saltato per primo ed è scomparso tra le onde del fiume Amazzonia. Francis si è tuffato a sua volta per salvarlo ma sono affogati insieme abbracciati.

I corpi dei bambini sono stati tirati a terra e dichiarati morti dal capo della comunità. Non è stato possibile chiamare i soccorsi ne un medico perché il primo ospedale dista a più di due ore dalla piccola comunità Amazzonica. Due teli da spiaggia sono serviti per coprire i piccoli corpi.

E’ in questo contesto che lavora L'Albero della Vita in Amazzonia, dove la totale assenza di servizi sanitari rende le condizioni di vita della popolazione particolarmente gravi soprattutto per quanto riguarda i bambini. La mancanza di medici e la notevole distanza dal primo centro ospedaliero di Nauta contribuiscono a rendere la prevenzione e la cura medico sanitaria inesistente.
A questa situazione deve essere sommata la situazione igienico-sanitaria delle comunità amazzoniche dove non esiste un sistema di fognature nè di acqua potabile.

La perdita di valori e di identità culturale, e l’incapacità del sistema educativo nazionale formale di rispondere ai differenti contesti socio-culturali del paese, sono fattori che contribuiscono a sostenere il circolo vizioso di rigenerazione di povertà delle comunità amazzoniche, riducendo estremamente le future opportunità del bambino.

03 | 12 | 2010 - Storia di Adelita e del grande fiume

Il professor Francisco insegna presso la scuola rurale della comunità di Hipolito Unanue, dove da tempo L’Albero della Vita ha avviato un progetto di sostegno alla popolazione in ambito educativo, sanitario e di sviluppo locale.

Ci racconta la storia di una sua alunna, Adelita, che per parecchi mesi non ha frequentato regolarmente la scuola perchè ha dovuto aiutare i genitori in casa, accudendo i fratellini o cucinando quando sia la mamma che il papà erano impegnati nel lavoro dei campi.

Una mattina il fratello minore di Adelita ha giustificato le assenze della sorellina dicendo che si era ammalata. Alle domande del maestro, ha risposto:
“Dicono che mia sorella ha avuto un litigio con la madre dell’acqua del fiume, non la lascia tranquilla e ogni volta che lei vuole venire a scuola, lei inizia a tormentarla con forti dolori di stomaco”.

Preoccupato dalle parole del bambino, il maestro ha deciso di andare personalmente a casa della piccola per constatare il reale stato di salute. Ha trovato la bambina pallida e denutrita e ha quindi consigliato ai genitori di portarla al centro medico della comunità.

La risposta è stata negativa:  “Siamo certi” – hanno detto i genitori di Adelita – “che la madre dell’acqua del fiume le ha fatto un dispetto: in uno dei sogni di nostra figlia, la madre dell’acqua l’ha accusata di averla trattata molto male nell’aver provato a bollire l’acqua del fiume che beviamo, e dato che questo non si fa perché l’acqua è tanto buona e noi tutti la beviamo così com’è, adesso lei è arrabbiata con nostra figlia”.
I genitori stavano quindi mandando Adelita da un guaritore che l’avrebbe aiutata a far con la madre dell’acqua del fiume.

Il tempo passava e, visto che la bambina non migliorava, il maestro ha continuato a insistere con i genitori per far visitare Adelita dal medico, fino a quando non hanno accettato. Dopo una visita accurata le è stata diagnosticata la parassitosi: in parole semplici Adelita aveva nello stomaco numerosi “bichos” (vermi) e, visto che non era stata curata subito, uno di questi vermi si era inserito nella cistifellea. La situazione avrebbe potuto aggravarsi rapidamente se Adelita non avesse preso immediatamente delle medicine.

La mamma e il papà di Adelita hanno capito la gravità dello stato della bambina e il rischio che si corre utilizzando l’acqua del fiume senza filtrarla. Il medico ha iniziato subito una cura e in breve tempo la bambina è perfettamente guarita.

Purtroppo, ci spiega Francisco, sono molte le persone del villaggio che, nonostante abbiano a disposizione un sistema di filtraggio, non lo utilizzano perché considerano sacra e genuina l’acqua del fiume.
L’attività di sensibilizzazione che L’Albero della Vita sta portando avanti con operatori locali sta cercando, poco alla volta, di modificare queste credenze e consentire alla comunità un miglioramento dello stato di salute e della qualità della vita in generale.

11 | 11 | 2010 - Aiutando mia figlia la mia vita è migliorata

Juana vive nella comunità di Hipolito Unanue, in Perù. E' una giovane mamma che ha una bambina di 10 anni, Roxana, che frequenta il 5° della scuola primaria. Ci racconta che da tre anni nota un cambiamento importante in sua figlia: ha molta piu voglia di andare a scuola, frequenta il programma di doposcuola e anche il corso di informatica che L'Albero della Vita ha attivato a Hipolito Unanue.

"Anche io sono cambiata" - ci dice - "ho capito la necessità e l'importanza che mia figlia si dedichi allo studio, anche lei me lo chiede ed io la capisco".
Prima di essere inserita nelle attività del progetto, Roxana nel pomeriggio aiutava la mamma nelle attivitá agricole. Adesso invece va al doposcuola e aiuta la mamma solo quando è necessario.
Inoltre entrambe trovano il tempo per trascorrere qualche ora insieme nel parco giochi che è stato costruito nella comunitá.

“Io sono una promotrice di salute e partecipo come volontaria alle attivitá di formazione a assistenza sanitaria nella comunitá" - continua Juana - "Da tre anni ricevo formazione in assistenza sanitaria e questo mi ha permesso di occuparmi della salute della mia famiglia e dei miei compagni della comunitá. Certo quando abbiamo un problema di salute piu grave andiamo dal medico della comunitá.”

Fino a un anno fa il medico a Hipolito Unanue non era nemmeno presente, ma adesso è disponibile ogni giorno presso l'ambulatorio che è stato costruito grazie al sostegno de L'Albero della Vita e messo a disposizione della comunità e di quelle circostanti, altrimenti obbligate a fare ore di cammino e di navigazione sul fiume prima di poter ricevere assistenza.

"Mia figlia ha migliorato le sue abitudini alimentari da quando riceve una colazione nella mensa scolastica dal lunedi al venerdi. Nel fine settimana sono io che preparo la colazione a casa. Grazie a quanto mi ha insegnato il dottore e ascoltando mia figlia ho capito l'importanza di fare tre pasti al giorno: prima di essere coinvolta nel progetto de L'Albero della Vita la colazione nella mia famiglia consisteva solo in un bicchiere di masato (succo fermentato di tapioca).”

Il progetto de L'Albero della Vita a Hipolito Unanue prevede, tra le attività, anche un sostegno nutrizionale per i bambini e una attività di sensibilizzazione sulle famiglie perchè comprendano l'importanza di una corretta alimentazione per una crescita equilibrata.

20 | 10 | 2010 - A Hipolito Unanue cresce la consapevolezza dei diritti

Fabio, uno dei nostri operatori in Perù, ci racconta la sua esperienza a Hipolito Unanue

La varietà, le contraddizioni, la povertà e la ricchezza umana del Perù continua a sorprendermi ogni giorno. I momenti di maggiore emblematicità di tali caratteristiche li riscontro senza alcun dubbio visitando i nostri progetti, tra questi l'intervento di Hipolito Unanue (nella regione amazzonica di Loreto).
In questo luogo non si arriva facilmente, dal porto di Nauta bisogna percorrere due ore di fiume e mezz’ora di cammino nella selva prima di giungere in alcune zone abitate dove il tempo sembra essersi fermato e molti bambini ed adulti sono privi dei propri diritti fondamentali.

La gente del villaggio era stata informata della mia visita ed era contenta e curiosa di conoscermi in qualità di rappresentante delle numerose persone che in Italia sostengono il progetto di sviluppo in loco.

Ho partecipato alla loro vita portando il mio contributo alla definizione di procedure utili al rilevamento dei dati più significativi del progetto. I servizi offerti sono essenziali ma fondamentali per la vita della comunità: la presenza di un medico e delle medicine fa fronte alle decine di casi giornalieri di bambini, donne e uomini che sono colpiti da malattie o che hanno subito incidenti; inoltre è evidente la rassicurazione psicologica di tutti nel sapere di aver accesso in caso di necessità a cure mediche.
Il centro di assistenza medica rappresenta anche un punto di riferimento per le comunità vicine: durante la mia permanenza nella comunità ho assistito direttamente, di notte, all’arrivo di due uomini provenienti da un altro insediamento che avevano affrontato due ore di cammino portando in spalla un ragazzo che aveva perso i sensi a causa dell’ingestione di alimenti nocivi.
Il ragazzo è stato assistito l’intera notte ed il giorno seguente è riuscito a tornare nella propria comunità in forze.

Oltre a all'assistenza sanitaria, l'intervento de L'Albero della Vita prevede anche un supporto nutrizionale ai bambini e alle donne in gestazione o che allattano: ogni mattina viene infatti fornito loro  un pasto completo ed equilibrato che tiene conto sia dell'età sia delle esigenze e permette di affrontare la giornata con le necessarie forze.
Il sistema di purificazione delle acque consente invece a tutta la popolazione un miglioramento dello stato di salute oltre alla possibilità di avere un accesso immediato alla risorsa primaria. 

Per quanto riguarda l'educazione, il terzo e fondamentale settore di intervento del progetto, ho notato l’importanza dell’aula d’informatica per il miglioramento della qualità dell’educazione e dell’istruzione dei bambini.

Il progetto sta sicuramente funzionando molto bene e questo lo si deduce dall'entusiasmo, dal coinvolgimento e dal senso di responsabilità di tutta la comunità: i promotori della salute affiancano con passione e interesse il medico nell'assistenzai ai pazienti; le donne inziano alle 3 del mattino a preparare la colazione per tutti i bambini, perchè sia pronta alle 6.30; gli insegnanti svolgono la loro attività con passione e grinta, mentre va sottolineato lo spirito d'iniziativa e il senso di responsabilità degli uomini incaricati del corretto funzionamento del sistema di purificazione delle acque.

Gli abitanti di Hipolito Unanue grazie al progetto si sentono e avvertono di essere titolari e difensori dei propri diritti, un passo essenziale per poter giungere ad un vero e proprio sviluppo.

20 | 09 | 2010 - Rosa: l'allegria dei miei figli vuol dire l'allegria della famiglia

Rosa è una beneficiaria del progetto di Hipolito Unanue, è madre di 7 figli, tre dei quali frequentano la scuola. 

“Da quando il progetto è attivo mi sento molto felice e molto piu tranquilla. I miei figli imparano piu' di prima e anche cose nuove, partecipano al programa di doposcuola molto piu entusiasti e motivati, non li avevo mai visti cosi contenti. Ora in famiglia parliamo a volte della scuola, prima non ne parlavamo mai, non sapevamo quasi che cosa si facesse nella scuola”.

Prima del progetto io e mio marito eravamo spesso preoccupati ed ansiosi per i bambini, specialmente per il loro stato di salute. Se qualcuno di loro si ammalava non  avevamo né un dottore né una medicina da dargli; se la malattia non passava da sola dovevamo spostarci fino a Nauta, a tre ore di distanza. Ora con il progetto abbiamo un dottore nella comunitá e io mi sento molto piu tranquilla. Negli ultimi tre anni ho imparato le principali nozioni di salute e igiene: grazie a queste conoscenze so come evitare che i miei bambini si ammalino di diarrea o di infezioni della pelle.

Anche l'alimentazione dei miei bambini è migliorata perchè partecipano al programma di mensa scolastica, che prima non esisteva. Ora non sono piu' deboli e stanchi, si sentono molto meglio e a scuola sono piu svegli e attenti.

Io sono un membro del comitato di vigilanza nutrizionale che prepara da mangiare nella mensa e gestisce le attivita di acquisto, preparazione del cibo e distribuzione tra le famiglie.
Ho così imparato molte nozioni utili che applico ogni giorno anche per la mia famiglia.

Mio figlio Waldir è molto contento e si entusiasma ogni volta che assiste al corso di informatica che abbiamo organizzato nella scuola della comunitá; mi racconta ogni cosa nuova che impara con il computer. L'allegría dei miei figli vuol dire l'allegria della famiglia."

19 | 04 | 2010 - Storia di Milagros

Milagros Piña Ramirez, due anni, una bambina della comunità di Hipolito Unanue, è caduta dalla cucina della sua casa: le abitazioni della comunità sono costruite a forma di palafitte e la cucina e le altre zone abitabili sono sembre collocate a circa 1.5 metri dal suolo.

Il nostro dottore visita la bimba riscontrando una frattura esposta del gomito destro; dopo aver applicato le prime misure del caso, organizza il trasporto e la pratica di ricovero nell’ospedale di Iquitos, a quattro ore dalla comunitá. Il centro medico della comunitá e quello di Nauta, la città più vicina, non sono abilitati a ricevere casi medici complessi.

I genitori però si oppongono al ricovero della bimba, sostenendo che con “rimedi naturali” nella stessa comunitá la bimba guarirá senza problema; il nostro personale insiste spiegando che il progetto si fará carico delle spese necessarie, ma non c’e verso di convincere i genitori di Milagros.
il mese succesivo durante la visita medica mensile pero sono i genitori che si rivolgono al nostro dottore spiegando che il braccio si era si saldato, presentando pero una deformita e gravi limitazioni funzionali.

iI nostro personale medico riorganizza pertanto il ricovero della bimba e un intervento chirurgico correctivo presso una struttura di iquitos; la famiglia senza risorse economiche grazie al progetto riesce a coprire  le spese mediche e le spese di accompagnamento della mamma durante intervento e degenza della bimba.

Milagros oggi sta bene e ha recuperato la funzionalitá del braccio perfettamente.





 

19 | 04 | 2010 - Vicenta, piccola donna di 8 anni

Dal racconto di un nostro operatore sul campo...

Vicenta ha 8 anni e vive nella comunitá fluviale di Hipolito Unanue, nella regione amazzonica di Loreto, in Perù. Nella comunitá vivono circa settanta famiglie e si dedicano tutte alla coltivazione del mais, della banana e del riso. Quando incontriamo Vicenta é luglio, periodo di “vaciante”, ovvero periodo in cui le acque del Rio delle Amazzoni si ritirano gradualmente; in questo periodo le famiglie seminano riso e mais nelle terre emerse (“playas”) a circa due ore dalla comunitá.

Il papá in questi mesi rimane tutti i giorni nella zona di semina insieme a José, il fratellino di 10 anni; i bambini delle comunitá della zona dai 5 anni di etá iniziano ad aiutare i genitori nei campi e nelle faccende domestiche ed alternano scuola e lavoro, ma l’impegno scolastico é secondario e la possibilitá di frequenza é molto precaria.

La mamma di Vicenta si é ammalata e nell’ ultimo mese é  dovuta andare 2 volte al centro di salute della piccola cittá di Nauta (a circa due ore di battello dalla comunitá); tra il viaggio e le medicine ha speso circa 70 soles (18 euro) e ha perso due giornate di vendita al mercato.
Alla mamma é stata diagnosticata una polmonite, per almeno due mesi Vicenta e José non potranno andare a scuola, perche per via della mamma il bilancio famliare é diventato critico e per due mesi la famiglia si potrá permettere di mandare a scuola solo il fratello maggiore. Purtroppo, quando una famiglia vive al limite della soglia di povertá, qualsiasi imprevisto di carattere economico si ripercuote moltissimo sull'alimentazione, sull'educazione e sullo stato di salute.

La famiglia di Vicenta, composta da sette persone, vive con circa 150 dollari al mese. Durante il periodo di “vaciante” la dieta giornaliera di Vicenta e della sua famiglia é riso, mais e banane, la pesca é scarsa e si mangia poco pesce, una o due volte a settimana.
La famiglia dorme tutta nella stessa stanza, in una capanna di legno, senza elettricità: non esistono fognature e l’acqua potabile viene estratta da buche scavate nel suolo senza alcun trattamento.

Quando i genitori sono al campo per giornate intere, Vicenta rimane a casa e si prende cura della altra sorellina, Maria, di tre anni e di Juan il suo nipotino di quasi due anni; la sorella di Vicenta (e mamma di Juan) é una ragazza madre e vive con i genitori con Vicenta e con i fratellini, ha poco piu di 14 anni, come di frequente nelle comunitá la sua gravidanza é cominciata quando non era non ancora tredicenne.

Guardando la comunitá ci chiediamo cosa sará il futuro per i bambini di Hipolito Unanue, mentre Vicenta ci mostra il suo quaderno di scuola degli ultimi 4 mesi, con qualche pagina di alfabeto; se il raccolto dei prossimi tre mesi sará buono forse Vicenta tornerá alla scuola della comunitá, per un pó, forse riuscirá anche a concludere l’anno.
 

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