Riduzione del lavoro minorile a Lima

L’Albero della Vita ha avviato nel 2008 un progetto per ridurre il lavoro minorile e aumentare la scolarizzazione nella comunità di Paraiso Alto, in una delle favelas più povere di Lima.
Gli abitanti vivono in baracche, senza acqua, luce, fognature, servizi igienici.
Il 60% dei bambini soffre di denutrizione e anemia; sono molto diffuse malattie come infezioni respiratorie acute, malattie diarroiche e carie, alcuni casi di tubercolosi.
Per aiutare le famiglie i bambini lavorano fin da piccoli e non riescono quindi a frequentare in modo regolare la scuola.

L’intervento de L’Albero della Vita è rivolto a circa 200 bambini della comunità e prevede un’azione integrata di miglioramento e innovazione del sistema educativo locale, delle condizioni di salute e alimentazione e delle infrastrutture scolastiche. Il progetto prevede anche una intensa attività di sensibilizzazione delle famiglie sull’importanza della scuola.

Attività previste:

  • Doposcuola con corsi extracurriculari per 200 bambini presso la scuola della comunità
  • Programma di salute e prevenzione per 140 bambini
  • Programma periodico di attività sociali (danza, musica, microcinema)
  • Mensa scolastica per 200 bambini.
  • Corsi di formazione e sensibilizzazione per le famiglie su igiene e prevenzione

Il progetto a Lima si è concluso con ottimi risultati: 150 bambini/e dai 6 ai 14 anni a rischio di lavoro minorile hanno frequentato la scuola e il doposcuola e migliorato il rendimento educativo; le loro famiglie sono state sensibilizzate sull'importanza dell'educazione e sulla protezione dei diritti dei bambini. 

 


  • Il nostro operatore in Peru
  • Doposcuola per i bambini
  • Visite mediche periodiche ai bambini
  • Il quariere di Paraiso Alto, a Lima
  • Lavoro minorile
  • La mensa per i bambini del quartiere

Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.

20 | 12 | 2010 - Lourdes: sono migliorata insieme alle mie bambine

Lourdes é una mamma di Paraiso Alto, a Lima. Ha 41 anni e 5 figli: Jonatan, Juan José, Esteffany, Brenda e Moisés.
Loudes lavora come ambulante e vende disinfettanti, il marito è l’aiutante di un riparatore di calzature nel mercato.

Esteffany, di 12 anni, e Brenda Nayeli di 9 sono inserite nel progetto di riduzione del lavoro minorile de L'Albero della Vita e partecipano quindi alle attività del doposcuola.

Lourdes ci racconta che grazie al progetto le sue bambine hanno potuto ricevere materiale scolastico e quindi partecipare attivamente alle lezioni e studiare. Questo ha rappresentato inoltre uno stimolo per diventare alunne più studiose e attente.

Inoltre, Lourdes ha notato anche un miglioramento nella salute delle bambine. Brenda era sempre molto sonnolenta e debole, spesso si addormentava a scuola nelle ore di lezione ed il professore aveva più volte detto alla mamma di portarla dal medico: non ea però stato possibile perchè la famiglia non poteva permetterselo.
Grazie a L'Albero della Vita che si è fatto carico di tutte le spese sanitarie, Brenda è stata portata da un medico che le ha diagnosticato un'anemia severa dovuta alla denutrizione, aggravata da un problema di infezione della pelle. Adesso la bimba é in fase di recupero e per richiesta del medico tutta la famiglia é stata sottoposta ad una serie di trattamenti preventivi.

Le bambine partecipano con entusiasmo a tutte le attività previste dal progetto: frequentano il doposcuola, le lezioni di abilità sociali del sabato, i giovedì culturali e le giornate di gioco e di ricreazione con le famiglie.

La mamma dice che: “il doposcuola è molto utile, le mie figlie imparano di piú, hanno migliorato i voti scolastici ed il professore della scuola si è congratulato con me per i miglioramenti. Il sabato partecipano al lavoro di abilitá sociali, ora sono piu spigliate nell’esprimersi; prima erano timide e sopratutto Navely era molto indisciplinata e io la castigavo spesso in casa".

Ma i miglioramenti non sono solo per le bambine, anche la mamma ha imparato molto: “Io ora assisto anche a riunioni di formazione che mi hanno aiutato a capire il pericolo della aggressivitá verbale e delle punizioni corporali. Ho imparato a giocare con i miei figli e il valore di una buona relazione con loro”.

Vorrei ringraziare al progetto di CESIP e Albero della vita per la opportunitá di arrivare ed aiutare gente umile e farsi capirequalis ono le nostre responsabilita di padri ed alunni”.

03 | 12 | 2010 - Juan: insegnare è la mia vita

Juan, uno degli insegnanti a Paraiso Alto, ci racconta il suo lavoro, il suo rapporto con gli studenti e il contesto di estrema povertà nel quale vive.

Mi chiamo Juan e insegno nella scuola rurale di Paraìso Alto, sono maestro da sette anni, insegno nelle classi di scuola primaria e secondaria, il numero degli alunni che seguo per ogni classe è di circa 25/30 bambini/ragazzi.

Ho scelto di fare l’insegnante perchè quando ero ragazzo ammiravo tanto il mio professore di chimica e ho sempre immaginato di essere al suo posto, così ho seguito i vari passi per diventare docente nel mio paese. Quando sono a scuola mi sento come un pesce nella sua acqua e amo promuovere lo studio attraverso il gioco cosi come appreso dai percorsi di Pedagogia per il Terzo Millennio promossi da L’Albero della Vita e Fondazione Patrizio Paoletti, è importante che i bambini possono migliorare, potenziare le loro abilità e apprendere divertendosi.

La cosa che mi piace di più del mio lavoro è osservare il viso dei bambini e dei ragazzi quando comprendono come si fa un compito e quando raggiungono i loro obiettivi di studio. Quello che mi piace meno è che spesso ci ritroviamo con pochi strumenti di approfondimento di studio, essenziali per far fare ricerca agli alunni e far comprendere loro gli argomenti più astratti e lontani.

Molti sono gli alunni che abbandonano la scuola, fondamentalmente questo fenomeno si verifica  per tre ragioni essenziali:

  • ragioni di tipo economico: molti bambini e ragazzi sono costretti a lavorare tutto il giorno senza avere molto tempo a disposizione, se non per dormire;
  • ragioni di tipo sociale: molti ragazzi si uniscono a bande cittadine che si dedicano a furti e atti vandalici che deteriorano lo status sociale di questo luogo e trascurano del tutto la loro istruzione non ritenendola importante;
  • ragioni di tipo familiare: si creano laddove vi è una mancanza assoluta di comunicazione tra genitori e figli e quindi ne consegue un disinteressamento familiare dell’educazione ed istruzione dei propri figli.

In qualità d’insegnante di scuola per prevenire e combattere l’abbandono scolastico promuovo molto in prima persona le iniziative e le attività realizzate da L’Albero della Vita, ad esempio la giornata del sabato è dedicata alle attività di  “abilità sociali”: si tratta di una serie di attività volte a  stimolare e sensibilizzare gli alunni sull’importanza dell’istruzione direttamente collegata al proprio futuro di vita e lavorativo, un momento in cui si valorizzano le abilità di ciascuno e si relazionano all’istruzione e all’importanza per il proprio futuro.

In generale per aumentare l’accesso all’istruzione e migliorarne la qualità credo sia necessario aumentare gli strumenti di supporto all’attività didattica (strumenti per le attività adatti alle varie età degli alunni, libri, computer, accesso alla linea internet).
Un altro problema importante per l’apprendimento degli alunni ed il relativo rendimento scolastico è la malnutrizione: molti alunni mangiano troppo poco e non hanno energie per rendere come potrebbero e anche in questo ambito l’intervento di L’Albero della vita è molto prezioso per i bimbi beneficiari del progetto, che ricevono una merenda a base di frutta, essenziale per il ricarico energetico.

20 | 09 | 2010 - Macedonia, una madre nuova

Macedonia Sullca Gutierrez ha 39 anni, vive a Paraiso Alto (Lima) e ha 6 bambini:  Marleni, Royer, Ginsey, Ronald, Luis e Jimena.
Ronald (12 anni) Luis (10 anni) e Jimena (5 anni) sono inseriti nel progetto di riduzione del lavoto minorile che L'Albero della Vita ha avviato a Lima.

Prima della loro partecipazione al progetto, i bambini accompagnavano la mamma al lavoro. Dopo aver partecipato alle attività di sensibilizzazione per i genitori del quartiere, Macedonia ha però capito quanto puo essere nociva per i bambini andare a lavorare invece di frequentare la scuola. Ha deciso quindi di limitare le loro ore di lavoro per fare in modo che potessero dedicarle allo studio.

Nelle giornate in cui i bambini partecipano al programma post-scolastico lei sa che stanno imparando: ha già notato grandi miglioramenti, sia da come si esprimono, sia dal maggiore interesse per lo studio, sia dai voti che prendono a scuola.

Macedonia è riuscita anche a migliorare sè stessa e il rapporto con i figli. Ci dice infatti: "Mi piace assistere alle riunioni con le altre mamme perche impariamo a relazionarci ed a trattare meglio i nostri figli. Il doposcuola mi fa sentire serena perche ora ci sono dei professori che aiutano i miei bambini a fare i compiti, mentre io prima da sola non ero in grado di aiutarli”.
 

19 | 04 | 2010 - Storia di Betzi

Un nostro operatore a Lima racconta...

Betzy ha 11 anni
e vive nella comunita di Paraíso Alto, nel distretto di Villa Maria del Triunfo, periferia sud di Lima. Lavora presso il mercato della zona per aiutare la sua famiglia.

La famiglia di Betzy arriva a Lima nel 1988 da Ayacucho, la zona piu duramente colpita dalla violenza terroristica e militare sorta nel paese nell’ultimo ventennio di questo secolo.
É nata in questo quartiere della periferia di Lima, non é mai uscita da Villa Maria: sua mamma dice che gli emigranti come loro non vengono trattati bene dagli abitanti di Lima di altri quartieri, non vuole che i suoi figli se ne vadano in giro fuori dal quartiere, ha visto cose orribili da ragazzina ad Ayacucho e non si fida piu della gente sconosciuta e meno ancora degli agenti in uniforme.

Il papá di Betzy se n'è andato e ha lasciato la madre con Betzy, tre sorelle e un fratello maggiore; Betzy ricorda il papá come un uomo triste e violento, che spesso era ubriaco, e spesso maltrattava sia la mamma sia lei sia i suoi fratelli; Betzy é timida, ed anche le sue sorelle.
Le famiglie povere del quartiere si relazionano in maniera anaffettiva con i propri figli e spesso ricorrono al maltrattamento fisico come misura educativa: il risultato è che spesso i bambini manifestano problemi di relazione, di autostima e di aggressivitá latente.

Betzy é indietro con gli studi, a 11 anni frequenta la terza elementare, ma lavora quasi tutti i giorni come ambulante insieme a una sorella o con la mamma, oppure rimane a casa a prendersi cura della sorella Maritza di due anni. A volte tutti i fratelli vanno insieme a raccogliere bottiglie di plastica per le strade, da rivendere successivamente.
Betzy e i suoi fratelli si ammalano spesso di infezioni intestinali dovute alle condizioni igieniche della zona dove abitano: il loro stato di nutrizione, gia molto precario per la dieta povera e poco variata, peggiora in seguito a queste infezioni batteriche.

Il sogno di Betzy é di fare la maestra, cosi dice, potrá andare a scuola tutti i giorni e stare sempre con i bambini.

Noi la guardiamo camminare con il suo fratellino per le strade di questa baraccopoli e siamo contenti di poterle regalare qualche momento da bambina ogni giorno, con il nostro doposcuola; però dobbiamo anche pensare ai sogni di Betzy, vorremmo accompagnarla fino ai suoi 18 anni e magari aiutarla a qualificarsi per essere maestra, perche sia in grado di offrire una vita migliore ai suoi figli. 


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