Sviluppo sostenibile a Pamparomas
L’Albero della Vita ha avviato un progetto per la promozione dello sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà delle comunità andine del distretto rurale di Pamparomás, in collaborazione con organizzazioni e istituzioni locali.
Progetto realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo.
Contesto di intervento
Nel distretto di Pamparomás il 43 % della popolazione non ha accesso a servizi di acqua potabile, il 61% senza rete fognaria e l’80% senza elettricità. Le famiglie vivono in case di adobe (materiale fangoso) con pavimento di terra, condividendo gli spazi con animali domestici. Le vie di comunicazione permettono solamente il passaggio a piedi o a dorso di animale: esiste una sola strada, in terra, percorribile da veicoli che attraversa le montagne passando dai 1300 sino ai 5000 metri. L’isolamento e la povertà sono le principali cause dello scarso livello di scolarizzazione
I bambini vivono in condizioni di estremo degrado: denutriti o malnutriti, non ricevono le cure mediche di base e neanche le vaccinazioni. La maggior parte non frequenta regolarmente la scuola: le strutture sono comunque inadeguate e mancano attrezzature e materiali.
Le donne si occupano della famiglia e del lavoro nei campi. Vengono spesso abusate e maltrattate senza poter far valere i loro diritti.Il 51% delle donne è analfabeta e questa condizione di ignoranza diffusa alimenta una spirale negativa che si perpetua tra le generazioni.
Obiettivi
Il progetto si propone di creare nell’ambito di un processo di sviluppo locale partecipato un modello di produzione e consumo ecosostenibile che assicuri l’aumento del reddito, la sicurezza alimentare e la salvaguardia dell'ambiente nel distretto rurale di Pamparomás.
Beneficiari
25 comunità andine di etnia quechua, appartenenti alle fasce sociali più povere del Perù. I beneficiari diretti sono 150 nuclei familiari composti da 300 adulti, 600 figli/e e 450 parenti dei nuclei familiari. I beneficiari finali sono 780 nuclei familiari (circa 5200 persone totali) oltre a 3200 persone del distretto che usufruiranno in modo indiretto di nuove tecnologie agro-ecologiche e zootecniche.
Attività
- Istituzione e consolidamento di 25 Comitati Locali nelle comunità beneficiarie e formazione dei dirigenti
- Realizzazione ed installazione di sistemi di irrigazione presso le terre delle famiglie selezionate.
- Reintroduzione nel sistema di produzione di prodotti tradizionali andini ad alto valore nutritivo
- MIglioramento delle tecniche di allevamento del porcellino d’India (cuy)
- Introduzione di modalità di gestione agro ecologica dei terreni
- Organizzazione di una rete di promotori agricoli locali per la diffusione di metodologie produttive eco-compatibili
- Formazione in educazione alimentare ed igiene per 25 madri promotrici
- Attività di sensibilizzazione, supportate da diferenti strumenti (radio, materiale informativo) per promuovere buone abitudini alimentari ed igieniche.
Cosa puoi fare tu
- sostieni il progetto con una donazione libera.
- diventa Portavoce dei Diritti dei Bambini e fai conoscere ai tuoi amici questo progetto
LA CUCINA DI PAMPAROMAS
Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.
21 | 09 | 2011 - Javier e la festa di Pamparomas
La famiglia di Javier vive nel piccolo villaggio di Santa Rosa de Coto, situato a 2800 metri sulla Cordigliera Negra, parla quechua e coltiva la terra. La vita trascorre serenamente lenta e i ritmi quotidiani sono scanditi dalla sveglia del gallo e dal tramonto de sole.
Per secoli la sua comunità è rimasta isolata dalla costa del Perù a causa della difficoltà dei collegamenti che, ancora oggi, lasciano alcuni caserios (gruppi di case) privi di elettricità.
Le condizioni di vita per Javier e la sua famiglia sono dure ma dignitose: la terra produce il minimo indispensabile per la sussistenza della sua famiglia, composta da sette persone, mentre l’allevamento dei lama, alpaca e vigogna, minacciato dall’estinzione, è stato sostituito da quello del porcellino d’india (cuy).
La sua casa è composta da più edifici semplici in adobe (mattoni di paglia e fango essiccati al sole), coperti da tetti di lamiera e pavimento di sola terra battuta che si raccolgono intorno ad un piccolo cortile.
L’isolamento geografico di questa zona andina ha permesso la conservazione delle tradizioni indigene. La festa di Pamparomás (il principale centro abitato della zona) che si svolge sempre nello stesso periodo dell’anno, ha assunto dopo la conquista spagnola e all’evangelizzazione un carattere religioso. Tuttavia, l’adesione al culto cattolico è solo esteriore e antichi riti continuano a tramandarsi sotto le spoglie di processioni cattoliche.
Le tradizioni precolombiane sono quelle in cui si celebrano eventi della vita quotidiana e dei campi. L’antica venerazione degli indios della terra, torna a manifestarsi immutata. Durante il periodo della raccolta e dalla semina la famiglia di Javier offre e rivolge antichi canti alla Madre Terra (Pachamama). Simboli cristiani e tradizioni incaiche si mescolano nella celebrazione della raccolta: una croce di spighe viene posta in mezzo all’aia nel momento in cui viene radunato il raccolto.
Su questa concezione collettiva del lavoro della terra, non solo mezzo di sostentamento, ma divinità sacra si basa l’organizzazione della comunità di Santa Rosa de Coto. Alle origini di questa forma di vita comunitaria sono gli ayll, le antiche comunità rurali incaiche. Allora come oggi, la famiglia di Javier coltiva la terra di proprietà della stessa comunità e i frutti che se ricavano sono considerati bene comune.
In questi giorni tutti sono in fermento nella famiglia: c’è la festa patronale a Pamparomás, bisogna mettersi il vestito più bello, è una delle poche occasioni per incontrare le comunità indigene della zona.
Javier è emozionato, apre la tenda della cucina e respira l’aria pura. E’ la prima volta nei suoi 12 anni di vita che riceve il permesso di andare alla Festa di Pamparomás da solo. E’ ormai un uomo. Guarda fuori verso il villaggio: queste ore dell’alba sono le migliori, quelle più limpide di un inverno quotidiano. Osserva, alle sette del mattino, la piazza del villaggio già sveglia, che s’illuminava di una pace fresca e di una cornice silenziosa.
E’ un giorno straordinario per lui, screziato di sole, tiepido, pulito e soffice come un tovagliolo di cotone usato per avvolgere tortillas fresche.
Javier prende per mano sua sorella più piccola: dopo due ore di cammino sono già arrivati a Pamparomás, cantano e ballano, insieme agli altri, le loro canzoni popolari.
Con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita di Javier, la sua famiglia e le comunità andine di Pamparomás, L’Albero della Vita ha avviato da marzo 2011 un progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo per creare un modello di produzione e consumo ecosostenibile che assicuri l’aumento del reddito e la sicurezza alimentare nella Regione dell’Ancash.
Per rendere la vita di Javier e di tanti ragazzi come lui un po' meno difficile.
Terra e sostenibilità
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