Progetto Abruzzo
IL PROGETTO E' CONCLUSO, GRAZIE DI CUORE A TUTTI I GENEROSI DONATORI
L'Albero della Vita, in collaborazione con la Fondazione Patrizio Paoletti, ha avviato in Abruzzo un progetto ampio e diversificato per sostenere la popolazione colpita dal sisma. L'intervento si è concretizzato inizialmente nella fornitura di beni di prima necessità e di un container refrigerante; è stata inoltre avviata una raccolta fondi, nell'ambito del progetto "Un Nido Per Pollicino", per l'acquisto di nuove attrezzature da destinarsi al reparto di neonatologia dell’ospedale dell’Aquila.
A seguito di un sopralluogo presso il comune di Ocre (AQ) e di un gemellaggio siglato con il Sindaco, lo staff psico-pedagogico delle due fondazioni ha avviato da metà maggio 2009 una serie di interventi in favore di 60 bambini e ragazzi delle 5 frazioni di Ocre.
Obiettivo del progetto è aiutare i bambini ed i regazzi beneficiari a superare il disagio provocato dalla dolorosa esperienza del sisma per rientrare nelle loro attività quotidiane: il gioco, le relazioni con gli altri bambini, i compiti scolastici.
Le attività sono guidate da operatori qualificati, in turni da 4/5, con due camper offerti dalle fondazioni e affiancati da volontari. Uno psicologo esperto coordina l’intervento e sostiene a distanza lo staff presente sul territorio.
Attività
- attività post-scuola realizzate con educatori/animatori per il periodo primavera-estate, in collaborazione con le insegnanti del luogo: disegno e pittura, artigianato, costruzione di burattini, giocoleria e arti circensi, creazione di strumenti e composizioni musicali, teatro, comunicazione.
- attività di sostegno alle insegnanti nelle ore scolastiche del mattino
- attività di animazione anche per gli adulti nelle ore serali e festive
- possibile realizzazione di un centro diurno sociale e ludico (anche permanente)
- eventi estivi con la collaborazione delle istituzioni locali, nell'ambito della manifestazione Maraviglia, per offrire alla popolazione momenti di divertimento, relax e cultura
Leggi il reportage della nostra visita (aprile 2009)
06 | 04 | 2010 - Abruzzo, un anno dopo il sisma
Esattamente una anno fa, il 6 aprile, la provincia ...
21 | 09 | 2009 - Concluso l'intervento in Abruzzo
La Fondazione L’Albero della Vita e Fondazione P. Paoletti ...
29 | 08 | 2009 - Ultima settimana di intervento in Abruzzo
Da Francesco Salvatore, operatore in Abruzzo Sta per iniziare la ...
04 | 08 | 2009 - Momenti sereni al campo di Ocre (AQ)
Prosegue senza sosta l'impegno de L'Albero della Vita in ...
24 | 07 | 2009 - Cerchiamo cuochi volontari per l'Abruzzo
Francesco, il nostro responsabile di campo ad Ocre (in ...
20 | 07 | 2009 - Abruzzo, grazie di cuore ai nostri operatori
Ogni settimana, operatori de L’Albero della Vita e Fondazione ...
13 | 07 | 2009 - L'Albero della Vita in Abruzzo da 67 giorni
La Fondazione L’Albero della Vita e Fondazione Patrizio Paoletti ...
03 | 07 | 2009 - Teatro e musica nelle tendopoli di Abruzzo
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29 | 06 | 2009 - In Abruzzo, giorno dopo giorno...
Francesco Salvatore (abruzzese anche lui), il nostro coordinatore staff, ...
18 | 06 | 2009 - Il direttore generale Montesano in Abruzzo
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11 | 06 | 2009 - Da un mese a fianco delle famiglie colpite dal sisma
Da Ocre ci scrive Marco Benini, Pedagogista e Consigliere ...
21 | 05 | 2009 - Swarovski sostiene "Emergenza Abruzzo"
Swarovski Italia sostiene il progetto "Emergenza Abruzzo" de L'Albero ...
21 | 05 | 2009 - L'Albero della Vita, già 15 giorni di attività ad Ocre
La Fondazione L’Albero della Vita onlus e la Fondazione ...
15 | 05 | 2009 - Emergenza Abruzzo: le nostre attività per i bambini
Dopo i primi tempestivi interventi d’assistenza, Fondazione L’Albero della ...
17 | 04 | 2009 - Reportage dall'Abruzzo
Francesco, operatore de L’Albero della Vita inviato in Abruzzo ...
15 | 04 | 2009 - L'Albero della Vita pro Abruzzo: aggiornamento
Il primo dei container refrigeranti, consegnato grazie alla Maersk ...
10 | 04 | 2009 - L'Albero della Vita pro Abruzzo: h.17
Attraverso i nostri partner ...
09 | 04 | 2009 - L'Albero della Vita pro Abruzzo: h. 18
L’Albero della Vita ha segnalato, nel pomeriggio, la sua ...
09 | 04 | 2009 - L'Albero della Vita pro Abruzzo: h.12
L'Albero della Vita si è attivata immediatamente con una ...
Progetto Abbruzzo
Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.
21 | 09 | 2009 - Grazie di cuore a tutti!
6 Aprile - 6 Settembre 2009: sono queste le date che hanno segnato l'esperienza e l'intervento delle Fondazioni L'Albero della Vita e Patrizio Paoletti sul territorio abruzzese in seguito al sisma che ha colpito la città de L'Aquila e il suo hinterland.
Sede primaria dell’intervento è stata la tendopoli di S. Panfilo d’Ocre, una delle cinque frazioni comunali. Allo staff sul campo è sembrato subito chiaro che alle necessità primarie aveva assolto efficacemente la Protezione Civile, ma si percepiva anche il bisogno di un intervento educativo e di animazione rivolto ai bambini e agli adolescenti, ma anche alla collettività in generale.
Con la popolazione fin dai primi giorni è stato instaurato una rapporto che dalla prima conoscenza è sfociato nell’affetto e in un legame più profondo, grazie alla condivisione delle condizioni di vita e alla possibilità di sostenersi umanamente.
A San Felice, nelle tende allestite per l’attività scolastica, hanno preso vita le prime attività mattutine volte a divertire e rasserenare i bambini e ragazzi del posto e sostenere un corpo docente messo alla prova dalla situazione. I gruppi erano misti per provenienza ed età, per rimescolamento delle vecchie classi, e le condizioni di lavoro segnate dalla precarietà e dalla necessità di un forte adattamento. Un corpo docente tuttavia coraggioso e determinato a ripristinare un livello adeguato all’accoglienza e alla cura dei minori accolti.
Con la chiusura estiva della scuola, è emerso il bisogno delle famiglie di un aiuto per la custodia dei figli.
La scommessa è stata quindi quella di offrire sostegno nell’intero arco della giornata, con una ludoteca per bambini dai 3 ai 10 anni dal lunedì al venerdì ore 8.30 - 16.30 e il sabato mattina.
Abbiamo coinvolto oltre trenta bambini nelle varie attività settimanali: laboratori espressivi, creativi, artigianali e ludici (canto e musica, costruzione di maschere e costumi teatrali, invenzione di storie, giocoleria, costruzione dei burattini a dita e di strumenti musicali, piccolo artigianato, cucina, collage, disegno e pittura, modellazione...).
Lo spazio Planet Star allestito per i giovani grazie alla collaborazione dell’Istituto Vibio Mariano di Roma, oltre a favorire attività di lettura, musica, gioco, è stato anche sede del corso di giornalismo organizzato in collaborazione con un’associazione sanmarinese.
Eventi settimanali organizzati per la collettività hanno movimentato le serate tra balli, gare e giochi di gruppo, oltre ad appuntamenti culturali come le serate musicali del Festival Maraviglia. La popolazione è stata anche coinvolta in eventi organizzati dal territorio e gli operatori hanno condiviso anche questo genere di esperienza.
L'esperienza abruzzese è stata caratterizzata dall'intreccio di emozioni e speranze ma soprattutto di storie e di persone che ci hanno permesso di crescere innanzitutto come uomini e donne: ogni piccolo granello che abbiamo dato alla vita di queste persone per la ricostruzione della normalità ci è stato restituito decuplicato permettendoci di ripartire con un bagaglio pieno ed arricchente. Lasciamo Ocre combattuti tra due sentimenti: la felicità per l'avvicinarsi della normalizzazione e la tristezza per la partenza, consapevoli però di aver conosciuto persone straordinarie.
Concludiamo riportando fedelmente la lettera che le mamme di Ocre hanno scritto per salutare gli operatori in partenza, il 5 settembre 2009, giorno in cui una festa ha permesso a tutti i protagonisti di questa esperienza di salutarsi e augurarsi ‘buon viaggio’:
“Con i vostri sorrisi e la vostra solarità e allegria, avete fatto in modo che i nostri figli si distraessero dalla tragedia che stavano vivendo! Siete stati molto pazienti con loro, per non parlare poi della creatività che avete messo in ogni gioco, attività, e dell’amore con cui vi siete dedicati a loro. Non vi dimenticheremo mai. GRAZIE DI CUORE per il vostro impegno e la vostra solidarietà!”.
25 | 08 | 2009 - Quello che ho vissuto sarà sempre con me
Testimonianza di Donatella, operatrice de L’Albero della Vita
San Panfilo D’Ocre mi hai preso il cuore…
Quando mi è stato annunciato che avrei dovuto tornare a casa perché il mio turno era terminato mi è venuto un colpo al cuore, a causa della mia disattenzione non ho controllato i turni ed ero convinta al 100% di rimanere due settimane ed invece arriva questa triste notizia.
Non ero pronta a lasciare i bambini, le coccole dopo pranzo, i disegni di case coloratissime e piene di cuoricini, un caldo che ti soffocava e non ti dava tregua, la fiducia e il rispetto che i genitori dimostravano nei nostri confronti, le chiacchiere con le signore dopo pranzo e gli incontri serali per rilassare un po’ la “mente”.
Ho dovuto lasciare tutto questo e molto di più, l’amicizia tra noi operatori, l’allegria di portare e ricevere sorrisi, la forza che questo popolo meraviglioso dimostra ogni giorno con una terra che non vuole smettere di tremare. Il coraggio e l’impegno dei volontari della protezione civile, il lavoro e lo sforzo dei sud tirolesi per preparare lo spazio per le casette di legno e per parlare italiano e l’impegno degli abitanti del paese per coprire i turni in cucina.
Ma pensando bene, non lascerò nulla di tutto ciò perché potrò ritornare con una carica ed energia rinnovata e più intensa e tutto quello che ho visto e ho sentito rimarrà sempre con me.
25 | 08 | 2009 - Tanta voglia di ricominciare
Testimonianza di Marzia, operatrice de L’Albero della Vita
Ritornando a San Panfilo ho sentito l’ospitalità manifestata con la stretta degli abbracci e parole affettuose. Nell’aria ho avvertito la voglia di ricominciare, è incredibile vedere con quanta forza e dignità queste persone riescano ad andare avanti, nonostante la preoccupazione sia tanta, basta una scossa leggermente più percettibile a far scattare qualcosa dentro, e qualcuno subito inizia a dire “avete sentito la scossa”, allora ti accorgi che la paura non passa mai, ma basta fermarsi un attimo, fare un respiro profondo e provare a regalare un sorriso, con la speranza che riesca a consolare e rasserenare.
I bambini mi hanno dato vitalità, loro ridevano, giocavano, raccontavano, ed io li ascoltavo, e mi accorgevo che ogni piccolo gesto era diventato fonte di emozione e di energia e giorno dopo giorno la specificità di ogni singolo bambino mi ha dato la possibilità di gioire di ogni singolo momento trascorso insieme a loro, e di superare la stanchezza fisica legata al caldo torrido che anche in quella settimana ci ha accompagnate.
Tutti hanno una storia piccola o grande da raccontare, e tantissimo bisogno di essere ascoltati, questa volta anche le persone più introverse hanno sentito la necessità di raccontarsi o semplicemente di sfogarsi dicendo “sono stanco di avere pazienza” oppure “ho voglia di riprendermi la mia vita”, mi faceva piacere prestare attenzione a ciò che mi dicevano perché così facendo sono riuscita ad apprezzare i punti di vista, le necessità e le abitudini altrui.
Bisogna continuare a collaborare, la solidarietà che tutti dimostrano ha permesso a noi di andare avanti e di sentirci parte della comunità. Sono soddisfatta di questa esperienza e convinta che gradualmente le cose andranno sempre meglio.
25 | 08 | 2009 - Un ritorno tanto atteso
Testimonianza di Giulia, operatrice de L’Albero della Vita
La mia seconda esperienza a San panfilo d’ Ocre (AQ) mi ha rafforzato e fatto crescere ulteriormente nella consapevolezza del mio ruolo e nella relazione con i bambini e con la gente del luogo.
S. Panfilo mi ha regalato per la seconda volta una calda accoglienza:non appena arrivate, abbiamo sentito un forte il desiderio di andare a salutare tutti ed è stato bello ritrovare abbracci sinceri di benvenuto! Ci hanno accolto anche un caldo sole, i verdi paesaggi, il cane Lala e qualche ruspa, al lavoro per allestire le casette di legno che saranno pronte per la fine dell’estate.
Molti sono tornati nelle case e cercano di riprendere gradualmente la propria vita, cercando di combattere contro quella paura di cui tutti parlano,senza saperlo,allo stesso modo.
La ludoteca ci ha accolto invece con nuovi piccoli (5-7 anni), desiderosi di attenzioni e affetto e pronti a regalare tanta tenerezza.
I bimbi si sono anche lasciati coinvolgere in laboratori di espressione corporea e travolgere da giochi liberi e di gruppo; i piccoli riescono ad entusiasmarsi tanto ed è bello alle volte staccarsi un attimo ad osservare come la loro creatività li spinge a divertirsi con semplici cose e a gioire con poco.
La vita del campo prosegue tra manicaretti preparati dalle cuoche, voci e risate dei bambini, preoccupazioni. Il rapporto con gli abitanti, con i bambini e con i loro genitori si è intensificato ed è stato bello passare alcuni momenti nelle loro case, condividere attimi e luoghi della loro giornata, nell’ottica di un rafforzato legame di stima e supporto reciproco.
A presto, San Panfilo!
25 | 08 | 2009 - Un'accoglienza eccezionale!
Testimonianza di Laura, operatrice de L’Albero della Vita
Il primo giorno che sono arrivata mi sono sentita un po’ spaesata, un “pesce fuor d’acqua” con tanta voglia di fare ma allo stesso tempo con una grande paura di essere inopportuna con la mia serenità e la mia allegria; ma i fatti mi hanno dato torto. I due giorni di ambientamento mi hanno permesso di conoscere bene gli spazi a nostra disposizione, preparare la programmazione insieme a Fabio (con cui non avevo mai lavorato) ed entrare in sintonia con alcune persone del campo.
Abbiamo organizzato un laboratorio con le ombre cinesi perfetto per i bambini che frequentavano la ludoteca e la settimana è letteralmente volata; con i bambini siamo riusciti a realizzare un bellissimo “castello-teatro delle ombre” con tutti i materiali che il campo ci metteva a disposizione (scatole di cartone, bottiglie di plastica, tubi di cartone).
La settimana mi ha riempito da un punto di vista professionale ma soprattutto da un punto di vista umano, ho conosciuto persone splendide con una forza d’animo eccezionale; inoltre, cosa non meno importante, mi sono molto divertita, sono riuscita a liberare la mia creatività stimolata soprattutto dalle richieste dei miei nuovi amici; credo che questa sia la carta vincente per far sentire i bambini accolti e coinvolti.
I bambini si sono divertiti tanto durante la settimana e il loro entusiasmo è stato contagioso, sia durante la prima missione che la seconda mi sono resa conto che la loro eccitazione e le loro risate sono state per me una sorta di linfa vitale che ha tenuto alta la mia attenzione malgrado il caldo asfissiante.
Una cosa che mi ha stupito durante la seconda missione è stata l’accoglienza riservatami dagli adulti, mi sono sentita veramente accolta e ho compreso quanto fosse importante la nostra presenza in questo luogo, i rapporti con le persone sono diventati più profondi, le conversazioni serali non erano più chiacchiere da intrattenimento ma molte persone mi hanno fatto partecipe dei loro vissuti, delle loro paure, delle loro aspettative.
25 | 08 | 2009 - Esperienza indimenticabile
Testimonianza di Michele, operatore de L’Albero della Vita
Sono arrivato ad Ocre un venerdì pomeriggio con molta curiosità, dubbi, domande, avevo voglia di tastare il polso della situazione, ma allo stesso tempo sentivo la stanchezza dell’anno scolastico appena trascorso.
Entrare con l’autobus a L’Aquila fa riflettere molto... le crepe nei muri, le voragini nelle case, le tendopoli, i primi segni di ricostruzione, la gente che si arrangia un po’ come può...insomma in un batter d’occhio si è catapultati in una realtà complessa, difficile, ma per chi viene da fuori sicuramente stimolante.
Una volta giunto a S. Panfilo fin dal primo momento ho cercato di interagire il più possibile con la gente del posto, con chi già è tornato nelle proprie case e con chi ancora dorme in tenda, con i responsabili della protezione civile e con gli operai sudtirolesi del cantiere.
Sono molto contento della mia esperienza, spero e credo di essere riuscito a rendermi utile il più possibile. Mi chiedo ora cosa succederà una volta finita l’estate quando noi non saremo più presenti e pian piano finiranno le tante visite di volontari, lavoratori, gente esterna al paese...cosa succederà a S. Panfilo? Cosa faranno le istituzioni? Manterranno le promesse o queste resteranno solo semplice propaganda la gente tornerà a casa? Cosa resterà di quest’estate?
20 | 07 | 2009 - La gioia della condivisione
Testimonianza di Raffaella, operatrice de L'Albero della Vita
Inizio scrivendo un’affermazione fatta da una bambina ” sei strana però mi piaci!”, credo sia stata la frase che ha caratterizzato la mia presenza lì, sul territorio di Ocre.
Il mio arrivo non è stato traumatico, conoscevo già il campo, così il primo approccio è stato sereno. Mille sono state le considerazioni fatte sul luogo, sulla situazione degli abitanti, sul loro futuro e non è stato semplice accettare lo stato di fatto e vivere con fiducia e serenità il “domani” degli abitanti di questo parte dell’Abruzzo.
Alzando gli occhi il paesaggio era molto bello, quello caratterizzato dalle montagne e dai boschi, il resto è stato per me la fotografia di un paese bombardato, con tanti uomini in azione per ricostruire. Mi ha raggiunto la determinazione e la forza delle persone con le quali ho condiviso un momento della loro tragedia, nel vivere anzi direi nel continuare a vivere una situazione così difficile, a tratti lontana da ciò che noi definiamo tollerabile.
Nonnine affacciate alla porta della tenda, per lavorare la lana e per raccontarsi le dicerie del paese; la parrucchiera nel suo negozio tenda, anche lei a dare un senso di normalità alla vita del paese, il tavolino con le sedie e i fiorellini nel giardino di fronte la tenda, sono stati lo specchio di chi sta cercando di sdrammatizzare e ricostruire la vita quotidiana nonostante i tremori della terra.
Il rapporto con i bambini è stato caratterizzato da momenti di profondità, sono stati accennati i disagi, le paure, i sentimenti di tristezza e la voglia di ritornare nelle proprie case. Allo stesso tempo però è stato bello osservare come i bambini siano in grado di vedere il bello e il divertente nel vivere una situazione di disagio. Sempre la bambina A. mi diceva che la sua tenda era molto bella!
Mi sono chiesta cosa stavo facendo lì, cosa avrei voluto fare o cosa mi aspettavo da tutto ciò che mi circondava. Ho iniziato ad osservare il luogo, poi le persone, poi le condizioni e poi me, cercando in questo modo di trovare il mio piccolo ruolo, utile ai bambini e ai grandi, nei limiti della mia personalità e della mia forza. Il risultato è stato una raccolta di condivisioni, parole, battute, momenti di relax, momenti di tensione, visione di bei paesaggi, ascolto, conoscenza di nuove persone, giochi, abbracci, piccole sfide, relazioni con i colleghi, colori, voglia di non arrendersi all’impressione data dal luogo ma cercare di aiutare gli altri a dare una nuova vita a quelle vie, a quelle piazzette, alle fontanelle, alle persone, alla comunità.
Tutto questo bagaglio mi è sembrato molto bello, una ricchezza.
La prossima volta sarà più facile!
20 | 07 | 2009 - Il sorriso, la mia arma vincente!
Testimonianza di Marzia, operatrice de L'Albero della Vita
Sarebbero tante le cose da raccontare a proposito dei giorni trascorsi in Abruzzo, proverò a spiegare come mi sono sentita appena arrivata a L’Aquila. Il capo campo della Protezione Civile, durante il viaggio in macchina per giungere alla tendopoli, ci ha fatto intravedere le frazioni più colpite dal sisma, un senso di disagio e smarrimento mi ha costretto a guardare la realtà con i miei occhi e non più attraverso la televisione: dai dati che ci ha fornito mi sono resa conto che i danneggiamenti provocati dal sisma avevano obbligato gli abitanti a rivoluzionare la propria vita e le proprie abitudini, come è ovvio che sia in seguito ad una simile catastrofe, adattandosi ad una nuova realtà e costretti per spirito di sopravvivenza a ricostruire la propria quotidianità.
Mi ha profondamente colpito la dignità con la quale gli abitanti del luogo stanno reagendo, sostenendosi a vicenda, dimostrando la propria forza d’animo e la voglia di interagire e collaborare con tutti gli operatori.
I momenti trascorsi nella ludoteca di San Panfilo sono stati sorprendenti, i sorrisi dei bambini riuscivano a farmi dimenticare il disagio circostante e la stanchezza fisica, ogni dimostrazione di gratitudine ricompensava tutti i momenti di fatica e come per magia tutto il lavoro si affrontava con entusiasmo ed armonia. Indimenticabili sono stati gli sguardi intensi ed accoglienti di Annarita e Luciana, che dimostravano ogni giorno il loro affetto e la propria gratitudine nei nostri riguardi. Interessante è stato per me aver notato la riservatezza degli uomini, inizialmente introversi e taciturni, successivamente aperti al dialogo e predisposti a parlare dell’evento accaduto, ma c’era anche chi preferiva sdrammatizzare raccontando barzellette.
La nostra presenza ha regalato loro dei momenti di svago, cantando delle canzoni tutti insieme durante la serata karaoke da noi organizzata. Piacevoli le dimostrazioni d’affetto inaspettate, sentirsi dire da un bambino “scusa se ti ho fatto arrabbiare, ti voglio tanto bene”, oppure “somigli a una attrice della fiction i Cesaroni” è stato per me motivo di grande allegria. Non vorrei dimenticare tutti i gesti e le parole che ogni bambino ed ogni adulto del campo a modo suo mi ha regalato, sicuramente ricorderò Luigi il quale mi diceva “vederti sorridere mi fa star bene e quindi sorridi più che puoi”, oppure Domenico, che sedendosi accanto a me, mi ha chiesto “posso raccontarti la mia storia?” mi aspettavo un racconto inerente al 6 aprile, invece iniziò a parlarmi della sua vita e dei suoi stati d’animo.
Ho capito che il sorriso è stata un’arma vincente per far gioire e per contribuire positivamente al processo di normalizzazione della comunità.
20 | 07 | 2009 - La vita ricomincia lentamente
Testimonianza di Francesco, coordinatore operatori de L'Albero della Vita
Sono abruzzese. Lunedì 6 Aprile ero al lavoro per L’Albero della Vita in un’altra regione. Alle 7.00 di quel giorno suona il mio telefonino, è Laura, la mia compagna: “Francesco sveglia e chiama casa c’è stato un terremoto in Abruzzo”. Accendo la televisione e rimango incredulo, mai avrei potuto immaginare uno scenario del genere nella mia terra. Dopo qualche ora ricevo la prima telefonata dalla sede centrale de L’Albero della Vita: “dobbiamo metterci in movimento per portare soccorso alla popolazione colpita dal sisma”. Iniziano giornate convulse passate al telefono con Andrea della progettazione e con il direttore Maurizio Montesano. Coordinarsi con la Protezione Civile, durante i primi giorni del sisma, non è stato facile, ma nonostante tutto la macchina della solidarietà che si è messa in moto ne L’Albero della Vita con il supporto dei suoi sostenitori ha iniziato a funzionare efficacemente. Il 16 Aprile sono, finalmente, giunto qui ad Ocre dopo aver intrapreso un breve tour tra i vari campi per poter raccogliere notizie sulle necessità primarie della popolazione. Così sono iniziati ad arrivare i nostri primi aiuti materiali: i container frigoriferi donatici dalla Maersk Italia e le lavatrici.
Appena arrivato ad Ocre ciò che mi ha colpito è stato lo sguardo di alcuni passanti, sembravano fissare il vuoto facendo da guida ad una camminata quasi distratta, senza meta. Fermandomi a parlare con alcuni abitanti della frazione di San Panfilo ho però percepito la forza di questi miei conterranei e la voglia di ripartire, subito, senza perdere tempo.
Oggi, dopo un mese di presenza qui ad Ocre, tante cose sono cambiate: il numero delle persone nelle tende è diminuito, i lavori di ricostruzione sono iniziati, ma soprattutto quegli sguardi assenti sono spariti. La forza interiore di queste persone ha avuto la meglio. La mia soddisfazione e orgoglio più grande sta proprio nell’aver contribuito a creare le condizioni per il ritorno, anche se graduale e ancora parziale, ad una prima normalità. Ma la relazione instaurata con la popolazione non è stata assolutamente unilaterale, credo che questa esperienza sia motivo di crescita personale per tutti noi che l’abbiamo vissuta.
L’affetto, la positività, la voglia di non arrendersi mai che queste persone ci hanno rimandato non possono essere descritte su di un foglio ma sono marchiate a fuoco in me e nei mie compagni di equipe.
01 | 07 | 2009 - I miei giorni a S.Panfilo d'Ocre
Testimonianza di Fabio, operatore de L'Albero della Vita
Ho partecipato al primo gruppo di Fondazione L’Albero della Vita che si è stanziato nella tendopoli di S.Panfilo d’Ocre per strutturare e avviare le attività ludico-educative di animazione dedicate alla comunità terremotata. Tra le attività dedicate ai più piccoli, ho promosso per la prima settimana d’avvio, un laboratorio intitolato “la vita al contrario” ed è cosi che adesso per raccontare un po’ della mia esperienza e di quello che ho provato al campo-tendopoli d’Ocre, inizierò al contrario, ovvero dall’ultimo giorno.
Erano le ore 23.30 del decimo giorno (il mio turno finiva il giorno precedente ma ho deciso di rimanere una giornata in più rispetto a quanto previsto…) quando quasi pronto per lasciare completamente il testimone al nuovo staff entrante ho sentito dal finestrino del camper una vocina chiamare e ripetere il mio nome, si trattava di Luciana, una delle signore incontrate e conosciute al campo. Io e lei ci eravamo già salutati due ore prima a fine cena ma la nonna era venuta lì a cercarmi e a ripetermi di non partire e che se proprio dovevo, potevo aspettare l’indomani… qualche minuto prima bussò alla porta del veicolo Annarita, l’insegnante referente delle attività educative, era lì per ringraziarmi della mia presenza, dell’impegno dato e regalarmi un ultimo affettuoso abbraccio…
Credo di non poter mai dimenticare quando il penultimo giorno sotto un fiabesco albero ricco di ciliegie una mamma dichiarando la sua felicità di averci incontrato mi chiedeva da quale lontano posto venissi… o quando qualche ora prima nella tenda-ludoteca, sua figlia Sofia donava a ciascun educatore un foglietto con un messaggio personalizzato in rima e la scritta finale “ti voglio bene”. I saluti e gli arrivederci alla gente del campo erano iniziati già qualche giorno prima ed è stato emozionante sentirsi reciprocamente vicino a quella comunità desiderosa di essere ascoltata e di ricevere e donare un sorriso.
L’arrivo e l’accoglienza al campo, il passaggio di consegna con lo staff uscente della Fondazione Patrizio Paoletti, l’organizzazione del lavoro e degli spazi, le attività laboratoriali svolte, gli eventi creati, le passeggiate e le lunghe chiacchierate con bambini, giovani, adulti e anziani del campo hanno segnato dei giorni intensi e ricchi di amore, di mediazione e orientamento educativo. La buona collaborazione all’interno dell’equipe, con la protezione civile e con le altre entità presenti sul luogo, ha creato un clima di unità e di forza umanitaria non facilmente descrivibili. Ritengo sia stata un’esperienza molto bella e intensa in cui il dare e il ricevere si relazionano in un armonioso scambio amorevole.
01 | 07 | 2009 - Incontrare le tante vite di Ocre
Testimonianza di Rosaria, operatrice de L'Albero della Vita
Appena arrivo nei pressi de l’Aquila realizzo immediatamente di uscire dalla mia ordinarietà e di entrare in una nuova geografia di quei luoghi (non più suddivisi in paesi ma in COM) ed in un tempo sospeso, fra memoria, attesa, paura e speranza.
Quando mi è stata offerta la possibilità di questa esperienza, ho sentito che poteva essere la giusta occasione per dare il meglio di me, per mettere il mio amore e rispetto per la vita a disposizione di chi una vita deve ricostruirsela, e farlo in una maniera concreta.
Con questa predisposizione interiore sono arrivata alla tendopoli che ci ospita: S.Panfilo di Ocre. La sistemazione è ovviamente arrangiata, come pure i servizi igienici nei containers, ma non sono per me elementi rilevanti, soprattutto quando vedo la dignità con cui la gente, in particolare le signore anziane, private di ogni forma di privacy, si dirigono verso i bagni e le docce in condivisione.
Le colleghe della Fondazione Paoletti hanno creato le migliori condizioni per poter iniziare questa avventura, io Laura, Fabio e Francesco raccogliamo il passaggio di “testimone” con attenzione, gratitudine e rispetto. L’incontro con i bambini avviene in maniera fluida…ci si tuffa nel gioco e questo è l’essenziale (anche se è stato decisamente impegnativo rispondere prontamente alle necessità delle famiglie, organizzando in poche ore un vero e proprio centro estivo ad orario continuativo).
Con gli adulti non è lo stesso e, durante i pasti, quando siamo tutti riuniti sotto una grande tenda, la differenza è evidente. Qualcuno ci sorride (siamo ben identificabili con le nostre magliette arancioni), altri ci ignorano o ci osservano per studiare chi siamo e quali mosse facciamo. Vorrei raggiungere soprattutto le persone più in ombra, con discrezione e delicatezza.
Mi chiedo allora cosa poter fare per raggiungere anche le persone apparentemente spente, gli uomini presi da mille pensieri, le donne indaffarate ad aiutare nella gestione del campo la protezione civile o quelle che compaiono solo all’ora dei pasti.
Mi viene in mente la gioia con cui mia nonna guardava La Corrida, dilettanti allo sbaraglio e penso che forse potrebbe essere un bel momento di condivisione di capacità, passioni e un po’ di allegria capace di alleggerire questa gente dai mille pensieri e preoccupazioni.
L’organizzazione di questa serata è stata una grandissima occasione per conoscere, parlare e scoprire tutti gli abitanti del campo. Alcuni si proponevano in prima persona, altri mi accompagnavano personalmente da possibili candidati per presentarmi e raccomandarmi, altri ancora facevano “la spia” rivelandomi le doti nascoste di alcuni compaesani... come Piero e le sue barzellette e la scenetta dell’arrotino, il coro a cappella delle donne con il loro canto dialettale, il valzer inglese o la fisarmonica di Arnaldo, il balletto a sorpresa del gruppo delle bimbe, la preghiera di nonna Mimina. Insomma, le ore dei pasti sono diventati i momenti privilegiati per le relazioni, per avvicinarmi con un sorriso e simpaticamente cercare doti nascoste..la serata della Corrida è diventata un vero e proprio evento che ha portato gente anche dalle tendopoli vicine, munite di fischietti e campanacci e nell’organizzazione si sono coinvolti tutti, inclusa protezione civile e croce verde.
Non solo gli abitanti si sono messi in gioco ed autogestiti nelle loro esibizioni e nel reperimento degli “artisti” ma anche i miei colleghi educatori hanno espresso e donato la loro vena artistica, per non parlare del Capo Campo della protezione civile con la sua voce e chitarra e della sua splendida iniziativa di distribuire le fotocopie di “campagnola bella” al pubblico per cantare in chiusura tutti insieme.
Tantissimi grazie sono piovuti a fine serata e il giorno dopo. Grazie per aver donato loro alcuni momenti di normalità, aver fatto ritrovar loro la capacità e la gioia di giocare, la goliardia di quando ci si ritrova insieme per piacere e non solo perché costretti dalle circostanze. “Perché non facciamo la corrida tutti i martedì?”, è una cosa bella! ha proposto Domenico, dopo avermi raccontato il vissuto della fatidica sera del terremoto e di come è cambiata la sua prospettiva delle cose.
La gratitudine ed il sorriso di tante persone, dal nonnino alla bimba, dall’adolescente alla signora tedesca tornata al paese d’origine, mi ha personalmente fatto sentire di aver intrapreso una giusta direzione, di essere riusciti a spostarli, anche solo per un breve tempo, dal loro status di “poveri terremotati” e di aver portato loro un po’ di vita, con semplicità e cuore.
27 | 04 | 2009 - Reportage Abruzzo - Racconti dal campo
Il racconto di Davide Squeo e Andrea Pocorobba, i fotografi che hanno accompagnato la delegazione de L'Albero della Vita per un reportage fotografico.
La Tendopoli
“Ocre è un paese a pochi chilometri da L’Aquila costituito da 4 frazioni una delle quali, San Felice, è completamente distrutta, ci sono case sventrate, aperte come una casa delle bambole, ma quella che si vede dentro non è un gioco, è vita interrotta. Ci sono palazzine che viste da lontano sembrano sane, ma quando ti avvicini riconosci un crogiuolo di crepe che viene da chiederti come possa stare ancora in piedi e come faranno a metterlo in sicurezza, quanto ci vorrà?
La tendopoli di San Felice è allestita a valle del paese ed è gestita dal CISOM, i Cavalieri dell’Ordine di Malta. Il capo campo si chiama Jacopo Caucci, è di Firenze ed è docente di Storia dell’Economia nella facoltà di economia e commercio. Racconta di essere arrivato dopo 7 ore dal sisma, e che da allora ha lasciato il “suo” campo solo per 2 giorni in cui ha dovuto portare dei suoi studenti alla tesi.
Dice di essersi innamorato di questa gente, che è un bene ma che è anche un gran male, non vorrebbe più ripartire. Il suo campo è organizzato perfettamente, la popolazione è coccolata, la sua cortesia è costante dal mattino alla sera, le sue direttive sono chiare e precise. Ci dice che gestire il suo campo di 150 ospiti è relativamente semplice (non manca di umiltà) e che le difficoltà emergono nei campi da 4mila persone che sono stati allestiti a L’Aquila. Ad Ocre la scuola oggi è una tenda bianca, costituita solo da 2 aule perché non c’è lo spazio per allestire tutte le classi necessarie. “
I volontari
“C’è un’Italia che non si vede, ci sono italiani di cui si parla troppo poco, ci sono eroi che non si vestono da eroi, che compiono gesti straordinari senza che l’opinione pubblica venga sensibilizzata su queste azioni. Ci sono sofferenze che non fanno notizia, che sembrano insignificanti, che solo se ognuno di noi potesse vedere da vicino, potrebbe assimilare davvero fino in fondo.
Questo è l’Abruzzo in cui stanno operando migliaia di volontari, migliaia di italiani che prendono ferie, non per andare al mare, ma per tuffarsi anima e corpo nelle tendopoli blu allestite dalla protezione civile a rimboccarsi le maniche per fare qualcosa di enormemente piccolo e nel contempo straordinariamente grande: danno un pezzetto della loro vita a chi la sua vita l’ha vista sgretolarsi in 21 secondi durante la notte del 6 aprile 2009.”
I racconti del sisma
Una maestra della tenda scuola afferma: “Non avrei mai creduto che la mia vita potesse essere stravolta così in soli 21 secondi”.
Ci racconta che gli interni della sua casa sono completamente crollati, lei si è salvata proteggendosi sotto il letto, era abituata ormai da mesi a rifugiarsi sotto i banchi della sua scuola sita nel centro de L’Aquila e che ora è completamente inagibile. Ora lavora nella tenda-scuola di Ocre in attesa di capire quale sarà il suo futuro dato che casa e lavoro si sono dissolti quella notte.”
Un ragazzo racconta della sua autovettura e di come i suoi genitori “ci si stavano infilando dentro” per fuggire dal terremoto, “è stata questione di attimi” dice “se fossero saliti 3 secondi prima, la mia famiglia…”, l’automobile giace ancora sotto quintali di macerie e loro sono fuggiti a piedi tra i vicoli di un paese che andava in polvere… quel paese è San Felice D’Ocre.
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