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Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.
18 | 03 | 2010 - La vita a Léogane non è più quella di prima
La testimonianza del nostro partner ad Haiti
Prima del 12 gennaio la gente viveva in piccole costruzioni nelle quali famiglie anche molto numerose si dividevano poche stanze. Oggi, 19 case su 20 sono distrutte.
Le abitazioni che ricordavo di aver visto fino al 12 gennaio sono briciole, tavoli e piccolo mobilio giacciono ovunque in pezzi, stoviglie suppellettili fuoriescono tra le macerie.
Molte famiglie vivono nelle tende arrivate da poche settimane, molto tempo dopo il sisma. Ma altre vivono ancora tra le lenzuola appese a quattro assi di legno recuperati tra le macerie.
Prima del sisma i contadini piantavano e coltivavano i loro campi. La vita seguiva lo stesso ritmo da anni, secondo i cicli della terra e delle stagioni.
Oggi molti di questi appezzamenti di terra coltivata sono occupati dalla gente; dai loro insediamenti fatti di lenzuola e tende. Il terremoto ha infatti danneggiato molti canali d'irrigazione e da allora l’acqua non è più arrivata alle piante ormai quasi pronte. Così tutte le colture sono andate perse. Ora sarebbe di nuovo tempo di piantare il mais, purtroppo il grosso delle sementi è andato perduto e i pochi fornitori del Paese hanno esaurito le scorte da molte settimane.
Prima del terremoto i bambini più fortunati andavano a scuola. Il sistema educativo del Paese era molto debole, con classi di 40 bambini, pochi mezzi e un approccio didattico vecchio. Ma almeno, i bambini studiavano, si distraevano,crescevano. Oggi tutte le scuole della zona sono distrutte o comunque gravemente danneggiate. Non ce n'è una agibile e funzionante. Dei bambini non si occupa più nessuno, e si ritrovano da soli in spazi non protetti, senza stimoli educativi né opportunità di crescita adeguate.
La popolazione ha perso in un colpo solo i tre riferimenti più importanti della propria vita: la casa; l'impiego con un reddito; la scuola per i propri figli. Da qualche settimana, ProgettoMondo Mlal sta lavorando al recupero di almeno due di questi aspetti cruciali: l'educazione e la produzione di reddito con le attività agricole e produttive. Ed è la risposta migliore che possiamo offrire oggi a questa comunità che conosciamo da tempo, e con la quale stavamo lavorando già da due anni.
In questi giorni l’equipe sta completando un lavoro di censimento preciso dei bambini in età scolare e dei pochi locali agibili ancora esistenti nella sezione comunale di Grande Rivière.
Con questi dati più precisi sulla situazione, e in coordinamento con i rappresentanti comunali, locali, nazionali e internazionali, saremo presto in grado di riorganizzare degli spazi di educazione e animazione per i bambini e le famiglie più bisognose.
Questo al momento è il compito più immediato da portare a termine per contribuire alla ripresa di una vita quotidiana, in attesa di potere avviare i lavori di costruzione vera e propria.
Parallelamente, continuiamo a collaborare alla pianificazione congiunta che assicuri una ricostruzione integrata e sostenibile. Così come stiamo lavorando alla ripresa delle attività produttive a conduzione famigliare. Anche in questo caso bisogna coordinare le iniziative con tantissimi interlocutori perché il fattore dell'urgenza non comprometta quello di uno sviluppo sicuro e sostenibile. Un nostro nuovo agronomo, grande esperto della regione, sta riprendendo il lavoro nei campi, cercando di rispondere ai vari bisogni, vecchi e nuovi.
Nicolas Derenne - ProgettoMondo Mlal Haiti
09 | 03 | 2010 - Haiti: un paese parallelo in un paese distrutto
La testimonianza del nostro partner ad Haiti
Qualche notizia veloce del mio rientro ad Haiti. Vi scrivo dalla base dell’ONU di fianco all’aeroporto, che ormai pare un mondo parallelo rispetto al resto del Paese. Durante la settimana brulica di gente, di ogni genere, raggruppati per vari settore di lavoro. Architetti, umanitari, specialisti in post-sisma, psicologi, Organizzazioni non governative, responsabili haitiani. .. E’ uno dei pochi posti rimasto operativo.
Sono rientrato nel Paese mercoledì sera, dopo un breve passaggio nella Repubblica Dominicana per coordinarmi con i partner e per avviare gli aiuti.
A Port au Prince ho la fortuna di essere stato accolto nel terreno della residenza dell’ambasciatore francese, grazie ai miei amici francesi … Si tratta di un grande accampamento di militari e di diverse missioni di aiuto. Rimarrò qui soltanto per qualche settimana, poi vedremo come evolverà la situazione. Dormirò in tenda per ancora parecchio tempo, ma comunque per me non è un problema.
Ritrovo dunque questa città, lasciata pochi giorni dopo il terremoto, quasi così come l’ho lasciata: completamente distrutta. E questo resta impressionante e ci si abitua con difficoltà. I ritmi di vita e le abitudini sono tutti cambiati da allora.
Sono partiti i lavori di sgombero ma il lavoro è gigantesco. E’ spaventoso vedere le migliaia di edifici, case, scuole, ridotti in briciole.
Le tendopoli sono innumerevoli e gigantesche. Immaginate una città densamente costruita di casette. Tutte queste case sono oggi a terra, e lasciano ben poco spazio libero per montare le tende. Tende che ora si ammassano una sull’altra in pochi spazi disponibili, tutti occupati da centinaia di tende, e soprattutto da ripari fatti da lenzuola, attaccati uno all’altro senza alcuno spazio vitale.
Escluse le arterie principali, moltissime strade sono chiuse dalle tendopoli montate dovunque fosse rimasto un metro di terreno senza macerie.
Alcuni miei colleghi vivono in questi campi intorno alla città e impiegano ore per venire al lavoro. Ieri sera abbiamo avuto una grande pioggia…. E ho avuto la pelle d’oca pensando a tutte quelle povere persone stipate sotto lenzuola di cotone, ai bambini e ai neonati in quei ripari di fortuna. Stanno sotto l’acqua, e presto sarà così ogni sera, perché la stagione delle piogge è vicina.
Sono in partenza per Léogane. Qui ci aspetta un sacco di lavoro. La città sembra sia stata letteralmente rasa al suolo. Si conta di pianificare la ricostruzione di scuole e il rilancio dell’agricoltura. Ne avranno per mesi e per anni…
Speriamo che i danni in Cile e in Giappone siano più ridotti, malgrado la loro ampiezza impressionante. Perché tanti morti qui, e meno laggiù? Per la densità della popolazione, a causa di una pianificazione impossibile per mancanza di risorse, per la fuga dalle campagne e la ricerca di nuovi sbocchi in città, perché qui le costruzioni a basso costo si accumulano, ecc…
Una nota positiva: siamo tutti molto motivati. Personalmente sono contento di essere rientrato. Le persone sono straordinarie, sono unite tra loro. Per il momento sono tutti ancora molto fieri e ottimisti, ma non so fino a quando resisteranno..
Sul fronte delle piccole cose piacevoli della vita in capitale: restano ancora poche casse di birra haitiana “Prestige”, il cui prezzo non è aumentato nonostante sia diventata così rara, dopo di che bisognerà passare alla birra domenicana “Presidente”: un altro piccolo dispiacere…
Nicolas Derenne, ProgettoMondo Mlal, Haiti
01 | 03 | 2010 - Léogane, oggi cittadina fatta di lenzuola
Il racconto inviato da Mlal, nostro partner ad Haiti
Léogane si trova a un'ora da Port au Prince, il 95% delle case sono distrutte, 60 scuole su 61 sono inagibili. Siamo nell'epicentro del terremoto, a destra e a sinistra della strada si succedono ora tendopoli di tutti i tipi. Chi è riuscito a ottenerle, dorme nelle tende (per lo più sono donne con bambini piccoli; anche se quasi tutte le donne haitiane hanno tra i propri figli, almeno uno al di sotto dei 5 anni, e non tutte sono state così "fortunate").
La maggioranza delle persone rimaste senza casa, che qui raggiunge percentuali altissime, per ora è sistemata in accampamenti di fortuna, perlopiù fatti di assi di legno e lenzuola che, con il vento, lasciano intravedere il piccolo rifugio molto provvisorio.
In questa zona operano soprattutto i canadesi, il che permette alla popolazione uno scambio diretto, vista la lingua comune, il francese.
Le case multicolori, che si trovano qua e là tra la vegetazione, sono state tutte duramente colpite dal terremoto . Qui gli aiuti non sono quasi arrivati, i teli cerati che piano piano affluiscono nella capitale, qui li stanno ancora aspettando, e intanto fanno la prova della prossima stagione delle piogge con qualche primo acquazzone. E' una situazione davvero precaria che stona con il verde splendente tutto intorno. Le persone con cui ho avuto modo di parlare mi portano a vedere le loro nuove sistemazioni in cui non c'è niente di più che 2 metri quadrati di terra e qualche utensile da cucina.
Parlando con loro sembrano meno preoccupate di quanto si possa immaginare. La loro forza di reazione è decisamente fortissima. Le piogge sono "lontane" nonostante loro stessi siano ben consapevoli dei grandi pericoli che porteranno. Ma - paiono dirti - è inutile pensarci con troppo anticipo. Inutile soprattutto se per il momento non si hanno alternative.
Il fatto di essersi ritrovati all'improvviso in una situazione del genere, porta a cambiare anche il modo di vedere le cose, e ora la preoccupazione maggiore è procurarsi il cibo necessario per la giornata, e a sfamare tutta la famiglia. Non da meno è pensare in questo momento a come potersi reinventare un lavoro, ora che quasi tutte le attività sono crollate e soprattutto, a quando riapriranno di nuovo le scuole.
In città, chi se lo può permettere manda i propri figli da maestri privati, ma è inutile dire che è una possibilità davvero remota per il 99% della popolazione, che aspetta metà marzo per vedere se realmente le promesse del governo sulla riapertura delle scuole siano vere, ma in pochi ci credono.
Per questo adesso sono di fondamentale importanza le associazioni di vario tipo che si stanno occupando di organizzare scuole anche di fortuna pur di non far perdere mesi di istruzione a migliaia di bambini.
Ho visitato queste comunità di Léogane un sabato, giorno di mercato e di messa. Un modo per rendersi conto di quanto, in questo momento, serva la spiritualità, di quanto sia importante concentrarsi su uno stare insieme collettivo. Ed è proprio questa l'impressione più forte che si ha andando in giro, ciò che si tocca proprio con mano è la grande volontà di aiutarsi a vicenda, poiché tutti in questo momento, forse come non mai, si trovano nella stessa situazione.
C'è tantissimo da fare, ma soprattutto c'è bisogno che gli aiuti arrivino e che permettano agli haitiani di rendersi indipendenti in tempo breve. Qui e là si sentono progetti interessanti da sviluppare. Progetti che sarebbe stato importante promuovere anche prima del terremoto, ma che adesso diventano di necessità primaria poiché di primaria importanza è tornare oggi a una vita quotidiana, e tornarci consapevoli di quello che si può fare.
Ilaria Di Biagio, fotoreporter - www.ilariadibiagio.blogspot.com/
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