Accoglienza orfani a Nairobi
L’Albero della Vita collabora in Kenya con la ONG CEFA in un progetto per il sostegno e la protezione dei bambini ospiti della Nairobi Children Rescue Home, l'orfanotrofio governativo della città. L’intervento si concentra sul miglioramento della struttura e della qualità dell'assistenza fornita ai bambini.
Contesto di intervento
A Nairobi i minori abbandonati sono in numero sempre crescente e le strutture per accoglierli sono insufficienti e inadeguate. L'orfanotrofio Nairobi Children Rescue Home è l'unico governativo, nato per ospitare bambini orfani o abbandonati vittime per la maggior parte di abusi, trascuratezza e violenza, provenienti per la maggior parte dalla strada.
Sono centinaia di migliaia i ragazzi di strada a Nairobi, provenienti dalle periferie della città. Il numero è in continua crescita per povertà e mancanza di risorse, disgregazione della famiglia tradizionale, aumento del numero di madri single.
Obiettivo
Il progetto si propone di migliorare i servizi di assistenza per i bambini orfani e abbandonati ospitati presso l'orfanotrofio di Nairobi, attraverso una ristrutturazione degli ambienti e la formazione degli operatori.
Beneficiari
150 bambini/e ospiti della Nairobi Children Rescue Home, fino a 6 anni di età. Si tratta sia di orfani, sia di bambini abbandonati e/o vittime di abuso e maltrattamento fisico e psicologico: molti di loro provengono dalla strada, da situazioni di estremo degrado, soggetti ad una prolungata denutrizione e assenza di istruzione e assistenza sanitaria.
Attività
- adeguamento infrastrutturale e fornitura di attrezzature adeguate
- formazione di 40 operatori per servizi di counselling psicologico, assistenza educativa e reintegrazione familiare
- implementazione dei servizi di counselling e assistenza
Cosa puoi fare tu
- sostieni il progetto con una donazione libera.
- diventa Portavoce dei Diritti dei Bambini e fai conoscere ai tuoi amici questo progetto.
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Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.
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Idoia, una collaboratrice de L'Albero della Vita, è appena tornata da una missione in Kenya per il monitoraggio dei progetti a Nairobi.
Ecco cosa ci racconta della sua visita presso l'orfanotrovio della città, il Nairobi's Children Home.
Sono le 20 quando atterra a Nairobi. Marco, il nostro responsabile dei progetti in Kenya che è venuto a prendermi, mi dà appuntamento per il giorno dopo per accompagnarmi a visitare l'orfanotrofio. Alle 6 del mattino siamo già in partenza. Fa molto caldo, le strade sono piene di gente, di auto, di confusione. In Kenya a quell'ora la vita è iniziata da un pezzo.
Al Nairobi Children's Home ci dà il benvenuto Emily, la responsabile del nostro staff che si occupa dei bambini. Subito un centinaio di bimbi mi corre incontro. Mi prendono per mano, gridano "abbracciami, abbracciami". Uno di loro, Elinah, mi si attacca al collo e non vuole più lasciarmi. Così inizio la mia visita tenendolo in braccio.
Finalmente vedo gli interventi di ristrutturazione che abbiamo fatto per mettere in sicurezza l'orfanotrofio e i pannelli solari installati oer assicurare l'acqua calda.
Stiamo proseguendo la visita quando arriva Runo, un bambino di 5 anni che è stato trovato per strada sporco, affamato, con lo sguardo perso nel vuoto. E' stato picchiato, ci sono i segni su tutto il corpo.
Rimango lì mentre lo lavano, lo medicano, lo coccolano... gli occhi mi si riempiono di lacrime. Sono sconvolta, non riesco proprio a guardare. Anche quando le cicatrici saranno scomparse sarà difficile per lui dimenticare quello che ha passato.
Purtroppo Runo non è l'unico dei piccoli ospiti del centro ad aver vissuto esperienze drammatiche. Oltre agli orfani ci sono bambini abbandonati dai genitori, bambini che si sono persi, bambini handicappati che le famiglie non possono accudire.
Mentre mi dice tutto questo, Emily coglie l'occasione per spiegarmi che hanno bisogno di uno spazio più adeguato per aiutare i bambini maltrattati come Runo e i piccoli disabili. Mi fa vedere un container adibito a stanza, con alcune vecchie attrezzature che servono a far muovere le braccia e le gamber: è qui che fanno gli esercizi di riabilitazione.
Mi mostra anche uno sgabuzzino, dove ci sono solo dei cuscini per sedersi per terra. Qui Emily incontra quei genitori che hanno abbandonato i loto bambini e cerca di convincerli a risprenderli con sé. Non c'è luce, non c'è nemmeno una finestra, lo stanzino è così piccolo ch ele persone che ci stanno letteralmente. Questo tentativo di ricongiugimento familiare è molto importante, deve svolgersi in un luogo più ampio. così ch ei genitori possano parlare con gli educatgori e con i propri figli in privato. Emily dice che per risolvere l'esigenza basterebbe un secondo container.
Ci sono anche altre urgenze. Nella struttura è indispensabile una continua manutenzione. I bambini sono aumentati, adesso sono 180 e non è facile gestire un orfanotrofio così grande, ci vuole un intervento costante. I bagni avrebbero bisogno di essere puliti più spesso, senza contare che i più piccoli non hanno i pannolini e vengono messi sui vasini, che devono essere lavati di continuo.
C'è poi il problema che l'acqua in Kenya è poca e qui ne serve molta. Dobbiamo sistemare sotto le grondaie una cisterna per raccogliere l'acqua piovana: non sarebbe potabile ma potrebbe essere utilizzata per lavare i bambini.
Emily continua a spiegarmi le loro difficoltàe intanto la nostra visita giunge al termine. Elinah è sempre in braccio a me, non vuole lasciarmi. Runo se ne sta quieto in un angolo, ci guarda con occhi spalancati, ancora pieni di paura. MI si stringe il cuore ad andare via.
Me ne vado con una promessa. Prometto a Emily, a Elinah, a Runo, che li aiuteremo.
Contribuiremo alla manutenzion e agli interventi necessari nell'orfanotrofio, provvederemo ad acquistare un container e una cisterna, faremo tutto il possibile per migliorare la vita di questi 180 orfani.
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