ViviCiòCheSei

Le aree periferiche dei maggiori centri urbani sono spesso caratterizzate da molteplici forme di disagio sociale: le prime vittime di questo contesto sono i bambini e gli adolescenti, che trasformano le condizioni ambientali sfavorevoli in gravi traumi personali, forti difficoltà psico-affettive e spesso devianza sociale.

Le situazioni familiari sono molto complesse e risentono di molteplici fattori di disagio: il fattore di disagio principale resta comunque la difficoltà di comunicazione all’interno del nucleo familiare.

I centri diurni, come ViviCiòCheSei, si rivolgono ai minori che non sono ancora in una situazione di necessità tale da prevedere l’allontanamento del minore dalla famiglia e un suo inserimento in comunità, ma sono comunque a rischio di marginalità sociale.

ViviCiòCheSei offre ai ragazzi un forte sostegno attraverso concrete opportunità di accoglienza psico-affettiva e di socializzazione.  L'età di riferimento è quella che va dalla prima media ai primi anni delle superiori: i ragazzi sono assistiti e seguiti da personale qualificato, coadiuvato da volontari della zona, che collaborano nelle varie attività educative e ricreative. Inoltre, collaborando con i servizi sociali di zona e con le famiglie di origine, gli educatori di ViviCiòCheSei si impegna per trovare una soluzione alle difficili situazioni di provenienza.

Il centro ViviCiòCheSei è presente a Milano.

Cosa puoi fare tu


  • Sportello di aiuto alle famiglie del quartiere
  • La merenda al centro
  • Una partita di ping pong
  • Scherzi agli educatori
  • Giocoleria
  • Momenti di studio
  • Relax
  • Giocoleria in cortile
  • Lezioni di chitarra
  • Lezioni di informatica

Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.

09 | 09 | 2011 - Un'estate di indimenticabili avventure

La vacanza per i ragazzi che frequentano Vivi Ciò che Sei è da sempre un’occasione per stare insieme, per divertirsi, per parlare e confrontarci: insomma, una vacanza educ-attiva!

Ecco cosa ci raccontano della loro estate a Menaggio, su lago di Como.

Quest’anno abbiamo scelto di fare una nuova esperienza: misurarci con la barca a vela sul lago di Como.
Ci hanno aiutato alcuni skipper professionisti, grazie a loro abbiamo capito che lavorare insieme è bello e divertente, che dirsi le cose chiaramente aiuta chi ascolta ma anche chi parla, che avere pazienza non è solo aspettare il vento, ma nel frattempo fare qualcosa di costruttivo, lavorare per noi e per i nostri compagni di viaggio…
Pazienza se non siamo dei navigatori provetti: ci stiamo provando, con i nostri limiti e con i nostri pregi, convinti che sia più importante l’impegno che il risultato.

In questa settimana di vacanza abbiamo vissuto in un ostello: per molti di noi era la prima esperienza di condivisione di un luogo con tante persone che parlavano lingue differenti. Molte volte abbiamo scoperto che un sorriso esprime molto di più di tante parole... Ce ne siamo accorti ad esempio durante le numerose sfide internazionali a ping pong in ostello!

Siamo andati a fare le passeggiate sui monti, abbiamo visto animali che conoscevamo solo dai libri: l’asino che puzza ma è simpatico, le pecore che sono bianche e nere, i cavalli che ci mangiano l’erba dalle mani…

E abbiamo fatto fatica a camminare prima in salita e poi in discesa, e alcuni di noi pensavano di non farcela a superare la stanchezza. Ma poi, aspettandoci e aiutandoci, facendo gruppo, abbiamo fatto il giro completo e, al ritorno in ostello eravamo stanchi ma felici, era una bella stanchezza!

Insomma, in questa vacanza ci siamo divertiti, abbiamo riso e abbiamo discusso, ci siamo conosciuti meglio e abbiamo avuto l’opportunità di conoscere un po’ meglio anche noi stessi.

Appuntamento alla prossima estate!

21 | 09 | 2010 - Storia di M.: dalla solitudine alle amicizie

M. è arrivato al centro circa un anno fa. Proviene da una famiglia di 6 persone: la madre si è separata dal padre quando M era bambino ed è stata diverso tempo in comunità. La famiglia, oltre ad essere numerosa ha diverse problematiche: un figlio autistico, un altro disoccupato con segnalazioni di piccole atti devianti. M aveva 14 anni: quando gli parlavi non guardava mai in faccia, faceva ruotare gli occhi dappertutto pur di non incrociare la relazione proposta dall’adulto con lo sguardo. Il suo problema principale era la socialità con i compagni: M. si sentiva perseguitato, ogni piccolo scherzo veniva interpretato da lui come una minaccia, una presa in giro o un’offesa gravissima. In quelle occasioni, così frequenti, M. non ci metteva niente ad alzare le mani e inseguire il compagno fino in mezzo alla strada per “vendicare” l’offesa.

Questo genere di comportamento gli causava inoltre diversi problemi a scuola dove M. pur essendo dotato di ottime capacità, non andava volentieri e anche il suo rendimento scolastico era molto scarso. Gli educatori hanno creato per M. diversi contesti in cui lui potesse sperimentare relazioni con i suoi compagni con altre modalità (ad esempio attraverso “il gioco di ruolo” lui ed altri ragazzi del centro hanno potuto vivere un’avventura fantasiosa che li ha uniti molto) e, pian piano, gli episodi violenti hanno incominciato a diminuire. Di pari passo ha incominciato a rendersi conto delle sue capacità intellettuali: ha recuperato tutte le materie che aveva tralasciato, ha finito l’anno scolastico promosso, e stà meditando di iscriversi ad una scuola più complessa per seguire la sua grande passione, i computer. Ora M. ha un ottimo rapporto con tutti ragazzi del centro e incomincia a formarsi una rete di amicizie anche al di fuori.

21 | 09 | 2009 - Storia di H.: il cambiamento a piccoli passi

H. è un ragazzo di origine colombiana. Il padre è stato arrestato per droga quando H. aveva pochi anni d’età: picchiava la madre e, dopo che è uscito dal carcere,  una sentenza del Tribunale gli permetteva di vedere il figlio solo in spazi protetti. Questo non gli ha impedito di frequentare saltuariamente il figlio, promettendogli di tornare. Promesse che, puntualmente, sono state disattese. Tutto ciò ha lasciato in H. un senso di enorme insicurezza.

H. è cresciuto quindi solo con la madre, con pochi stimoli, in parte in comunità, e, ora che ha 12 anni, è un ragazzino con delle grosse problematiche a livello della socialità. La madre, pur di non farlo arrabbiare, gli dà tutto quello che desidera, senza porgli alcun genere di confine.  La sua modalità di interazione con gli amici è rimasta quella di un bambino di età inferiore alla sua età anagrafica: a scuola non ha amici e al centro ha avuto, all’inizio, molte difficoltà a legarsi con i compagni e a coinvolgersi nelle attività. Il più delle volte tentava di attirare l’attenzione con provocazioni molto forti e a volte pericolose.

Gli educatori hanno lavorato affinché H. trovasse al centro un ambiente accogliente, con degli stimoli adatti a incuriosirlo, e hanno cercato di creare delle situazioni in cui lui interagisse dapprima solo con un educatore poi con l’educatore e pochi altri ragazzi. H. in questo momento ha smesso di attuare quei comportamenti provocatori che manifestava appena arrivato al centro e sta incominciando a partecipare ad alcune attività di gruppo: richiede sempre degli spazi studiati nel dettaglio per lui, ma, da alcuni piccoli atteggiamenti di apertura, si capisce che qualche cosa al suo interno sta cambiando. Il seme del cambiamento sta germinando.

21 | 09 | 2009 - Una famiglia ritrovata

Paolo* è arrivato al centro 5 anni fa. Era un bambino appena uscito dalle elementari, molto irrequieto, sempre in movimento, suscettibile di scatti d’ira molto violenti, ma anche molto desideroso di affetto. Non ha mai conosciuto suo padre mentre la madre si era unita ad un’altra persona, verso la quale paoloG. provava un’estrema gelosia.

La situazione era particolarmente problematica perché la madre di G., a seguito di alcune vicende della sua vita aveva incominciato ad assumere psicofarmaci e a bere. Questo non le permetteva ovviamente di avere un controllo ed una coerenza educativa nei confronti del figlio. La madre era molto diffidente all’inizio nei confronti del centro ma poi ha incominciato a fidarsi e a richiedere la  presenza degli educatori tutte le volte che in famiglia si creavano dei problemi comunicativi: così, grazie alla mediazione degli educatori, G. imparava da una parte a portare le sue richieste senza la rabbia e l’irruenza che lo caratterizzavano, la madre e il patrigno dall’altra parte imparavano ad ascoltare il figlio, a mettergli dei confini e a capire le sue esigenze.
E nel frattempo nella madre di G. incominciava a nascere il desiderio di essere una madre più attenta per i suoi figli, il desiderio di essere una persona che è in grado di avere un controllo sulla sua vita.

Dopo qualche anno ha incominciato a maturare quella consapevolezza che l’ha portata poi a richieder di entrare in clinica per essere disintossicata. Ora ha smesso completamente di bere e prendere psicofarmaci: si interessa ai suoi figli con una attenzione tale da lasciare sorpresi tutti coloro che la conoscevano prima. Ha deciso anche di rimettersi a studiare per conseguire la licenza media che non aveva mai preso. E G., ora che a 16 anni e si appresta a concludere il suo periodo al centro, ha ritrovato la relazione con una madre che lo sa orientare.

 

* per tutelare il minore il nome è stato cambiato


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