Pianeta Nuovo

Pianeta Nuovo è un progetto rivolto agli studenti delle scuole elementari, medie e superiori, finalizzato all’educazione alla convivenza in una società sempre più multietnica e all’integrazione degli alunni stranieri.

Il progetto prevede due linee di intervento:

  • L’Ora dei Diritti, un laboratorio di educazione sui diritti umani ed alla pace. I bambini imparano a conoscere la Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia attraverso il gioco, guidati da EducAttori che li stimolano a ricollegare a ogni diritto un'immagine della loro storia personale. I diritti vengono appresi come parte della loro quotidianità: l'affetto dei genitori, la possibilità di studiare e di giocare, la protezione, la libertà, persino l'acqua e il cibo... Diritti per noi scontati, ma che molti bambini sono una vera e propria conquista personale. 
  • In viaggio con Hermes: laboratori linguistici per insegnare l’italiano agli alunni stranieri dalla prima alla quinta elementare. Ai bambini vengono forniti strumenti per garantire sufficiente autonomia nella comunicazione e a promuovere contemporaneamente un approccio interculturale finalizzato all'integrazione sociale. I gruppi sono formati da un massimo di 10 bambini, suddivisi sulla base all'età e al livello di competenza linguistica.

Le attività vengono guidate da una coppia di "EducAttori" de L’Albero della Vita, che coinvolgono gli studenti attraverso la metodologia “Imparare Divertendosi”, uno dei cardini della Pedagogia del Terzo Millennio.

Protagonista degli incontri è Hermes, un personaggio ideato dagli educatori de L’Albero della Vita: un viaggiatore interplanetario che coinvolge i bambini in fantastici viaggi in luoghi dove la diversità è considerata una ricchezza. In questi viaggi, ogni bambino è protagonista, con la propria identità, le proprie esperienze, la capacità di divertirsi e di creare legami.

Gli studenti, guidati dagli insegnanti, producono nel corso degli incontri numerosi materiali (video, temi, ricerche, mostre fotografiche, poster…) nei quali esprimono in modo creativo le loro riflessioni sui diritti dei bambini e su quanto imparato nel percorso educativo.

Cosa puoi fare tu


  • L'Ora dei Diritti
  • Hermes Flaiendrive
  • Hermes in classe
  • I disegni dei bambini
  • Il gioco del pallamondo
  • Il laboratorio PlanetStar

Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.

25 | 05 | 2011 - Le differenze culturali non sono importanti

Due compagni di classe in una scuola media, un ragazzo filippino e una ragazza italiana che hanno partecipato al progetto di educazione socio-affettiva "Orlando, il cavaliere delle emozioni" ed a "L''Ora dei Dirittti", ci raccontano la loro idea di integrazione. Si presentano con i loro nick (Race35 e Meggy) e iniziano a raccontare...

LUI (Race35) - Sono nato qui, cresciuto nelle Filippine e poi tornato in Italia. Sono due paesi molto diversi. In Italia vivo bene, ormai mi sono adeguato allo stile di vita italiano ma non dimentico la mia parte filippina. Però sono anche italiano. La più grande differenza è la lingua ma l’italiano l’ho imparato bene senza dimenticare il filippino. E poi è diverso il modo di passare le giornate, qui a Roma esci e sei in una città, come dire, proprio urbana mentre la mia città nelle Filippine è più tipo campagna e sui prati giochiamo moltissimo. La struttura della città è diversa e anche i luoghi in cui possiamo andare, qui ci sono i parchi ma lì giochiamo proprio sotto casa. Vorrei tornarci nelle Filippine ma è difficile perché già mi sono adeguato e dovrei adeguarmi di nuovo. Magari in vacanza un mese mi piacerebbe e forse ci andrò quest’estate.

Sono qui da 5 anni, dal 2006. Con voi educatrici (L’Albero della Vita) alle elementari abbiamo partecipato alla costruzione dei ponti di luce con Hermes Flaiendraive per i diritti dei bambini (progetto L’Ora dei Diritti). Alla fine di tutto il percorso ci hanno dato un diploma che dichiarava noi bambini come Portavoce dei diritti dei bambini, appunto. Il percorso mi ha fatto riflettere che noi siamo fortunati perché abbiamo molte possibilità davanti a noi, altri lo sono meno perché o non vanno a scuola o comunque stanno in una condizione diversa.
Noi tutti possiamo fare qualcosa per migliorare le loro condizioni. L’italiano l’ho imparato, in terza ho avuto difficoltà poi in quarta è andata meglio. All’inizio io piangevo perché non capivo niente di quello che dicevano gli altri e non riuscivo a farmi degli amici, solo John che anche lui era filippino e non parlava italiano. E’ stato difficile perché eravamo solo noi due mentre il resto della classe era unito, stavano insieme dalla prima e dalla seconda. E’ stato molto difficile i primi giorni di scuola, non solo per me ma anche per John e insieme parlavamo solo filippino. Io mi sono deciso a imparare e ce l’ho messa tutta. Poi ho iniziato a parlare e mi sono fatto amici e poi ho puntato tanto sullo studio.

LEI (Meggy) - E’ il più bravo della nostra classe, ha volti altissimi.

LUI (Race35) - Da grande vorrei fare molte cose ma ancora non so quali. In realtà vorrei fare qualcosa di grande. Vorrei essere tipo… immortale non nel senso che voglio vivere per sempre ma almeno che il mio nome non sia mai dimenticato. Qualcosa di grande lo voglio fare in senso positivo, perché alcuni sono ricordati nella storia per cose negative, mentre io vorrei essere ricordato per tante cose belle e buone che ho fatto nella vita. Bisogna fare qualcosa di grande ma non ho ancora idea di cosa, per ora studio, mi preparo.

LEI (Meggy) - Io dalle materne alle medie ho sempre studiato in questo istituto. Alle elementari avevamo in classe un ragazzo moldavo ma il resto era italiano. Alle medie siamo italiani e ci sono molti più stranieri, soprattutto molti filippini. Difficoltà tra di noi non ce ne sono, quelle che ci sono dipendono da altre cose. La vita di classe è bella, voglio bene a tutti e non faccio caso a queste differenze.

LUI (Race35) - Non dipende dalle differenze culturali ma dalla persona: se mi sta simpatica non faccio distinzioni.

LEI (Meggy) - Nel percorso insieme (socio affettiva, Orlando, il cavaliere delle emozioni) mi sono divertita tanto ed è stato utile parlare delle nostre emozioni. Prima questo concetto non ce l’avevo chiaro e invece ho imparato qualcosa di nuovo utile anche nella vita fuori scuola. In classe ho tanti amici ma poi c’è la mia migliore amica che mi aiuta sempre nel momento del bisogno, quando mi serve un consiglio e anch’io faccio altrettanto con lei.

LUI (Race35) - Per me sono tutti migliori amici: non ho un migliore amico, per me tutti gli amici sono migliori perché tutti hanno una caratteristica che li rende speciali. Tipo Julius che in ogni situazione, anche la peggiore fa ridere gli altri, oppure Ale che sembra duro, sembra un bullo invece è sensibile e si sa aprire. Amici sono quelli che ci sono sempre per te e ti sono vicini nei momenti difficili. Il percorso con voi (socio affettiva, Orlando, il cavaliere delle emozioni) è stato molto utile e vi ringrazio tanto. Io sono anche timido ma mi piace discutere dei problemi. A volte in classe non è facile alzare la mano. Anche chi non parla avrebbe tante cose da dire. Certe volte ho il timore di andare contro le opinioni degli altri. Ho moltissime altre cose da dire dentro di me. Con voi è stato più facile parlare in classe anche di cose importanti che di solito magari non affrontiamo.

23 | 05 | 2011 - L'ostacolo principale? La lingua

Un'insegnante di una scuola primaria di Jesi, con al quale abbiamo lavorato nell'ambito del progetto L'Ora dei Diritti, ci racconta la sua esperienza, le difficoltà e la bellezza dei risultati ottenuti con i bambini.

L’integrazione dei bambini stranieri a scuola non è facile. Sicuramente il primo grande fattore d’ostacolo all’integrazione è rappresentato dalla non conoscenza della lingua italiana: il non saper parlare la lingua dei compagni e della maestra porta gli alunni stranieri ad isolarsi, rattristarsi e in alcuni casi a manifestare rabbia.

Andando oltre l’ostacolo linguistico comune a tutti gli alunni stranieri appena arrivati a scuola, maggiori difficoltà rispetto al tema integrazione le ho incontrate con i bambini di religione musulmana, spesso molto più chiusi e riservati nei confronti del gruppo classe.

Anche i genitori di questi bambini sembrano nutrire nei confronti degli insegnanti una sorta di diffidenza e questo fa sì che il processo d’integrazione dell’alunno sia molto più lento. Mi sono impegnata spesso ad affiancare per questi bambini dei lavori extra che facilitassero il lavoro a casa oltre che a scuola.
Ad esempio ad un mio ultimo alunno di religione musulmana avevo consegnato un quaderno dedicato, oltre ad alcune particolari attività per il bambino stesso, anche alle comunicazioni per i genitori, affinché questi ultimi potessero sentire la scuola più vicina alla famiglia e allo stesso tempo al proprio figlio.

Il momento della mensa è spesso il luogo di confronto della diversità culturale e quindi di integrazione o non integrazione tra gli alunni, in quanto i bambini musulmani hanno un’alimentazione da seguire che talvolta discosta dal resto degli altri scolari ed è qui che alcuni, incuriositi, iniziano a chiedere il perché della differenza dei piatti.
Un’occasione di confronto che noi insegnanti cerchiamo di far convergere verso la riflessione, il dialogo e il rispetto della diversità.

Il progetto L’Ora dei Diritti, con il suo allargare la veduta verso altri Paesi, differenti dal nostro, diventa sicuramente un momento di riflessione e curiosità sulle diversità esistenti al mondo, nonché sulle differenze del rispetto e tutela dei diritti dei bambini. Gli alunni sono stati ben coinvolti nelle attività e si sono sentiti protagonisti quando si parlava di un Paese da loro conosciuto o di loro origine, diventando questo un loro momento di confronto con il resto dei compagni. Sarebbe interessante analizzare in eventuali altri incontri/laboratori le particolari situazioni di diversità culturale presenti all’interno della classe per approfondire e affrontare in modo dettagliato nel gruppo specifico la tematica integrazione.

19 | 05 | 2011 - L'integrazione dovrebbe partire dai genitori

Un'insegnante di una scuola dell’infanzia di Jesi, con al quale abbiamo lavorato nell'ambito del progetto educazione interculturale “In Viaggio con Hermes”, ci racconta la sua esperienza, le difficoltà e la bellezza dei risultati ottenuti con i bambini.

L’integrazione in classe tra bambini stranieri e italiani non è sempre facile e richiede un tempo che nel migliore dei casi equivale a tre o quattro mesi.
Le prime difficoltà e differenze che pongono ostacolo all’integrazione sono rappresentate senz’altro dalla lingua: spesso i bambini arrivano in classe senza riuscire a pronunciare e a comprendere neanche una parola in italiano.

Il caso più difficile che ho incontrato è stato con una bambina cinese. Non riusciva a comunicare nulla verbalmente, tutte le voci che sentiva per lei erano solo un gran rumore fastidioso perché non riusciva a comprendere, allora spesso la sua difesa era tapparsi le orecchie con le manine, spesso piangeva e il resto del gruppo aveva tendenza ad isolarla per questa sua difficoltà. E’ stato davvero un momento difficile oltre che per la piccola anche per noi insegnanti. Credo che il primo passo per l’integrazione dei bambini stranieri appena arrivati in Italia sia proprio il supporto linguistico.

Non meno complicate da gestire, in alcuni casi, sono le differenze come il colore della pelle. Una volta mi è capitato che due bambine italiane associassero al colore nerodella pelle della loro compagna di classe delle caratteristiche come cattiveria e aggressività, escludendo la compagna africanadalla loro cerchia di amicizie e i loro giochi. Non è stato semplice tentare di parlare ogni giorno con le piccole spiegando loro che il colore della pelle non ha nulla a che vedere con l’essere buoni o cattivi!

Mi rendo conto che il lavoro d’integrazione con i bambini andrebbe fatto a partire proprio dai genitori che sicuramente inculcano e trasmettono ai figli, nell’educazione, i propri pregiudizi. Un modo che spesso utilizziamo per iniziare a parlare ai piccoli di diversità e rispetto delle differenze è rappresentato dall’ora dell’insegnamento della religione. In questo momento i bambini non cattolici fanno altre attività e noi insegnanti approfittiamo dunque dell’occasione per spiegare al gruppo il perché alcuni fanno altre attività, e così affrontiamo il tema della diversità di religione come spunto per affrontare le diversità più evidenti all’occhio degli alunni.

In generale i bambini sono molto rapidi a mescolarsi tra di loro ma è molto importante sostenere e osservare il tipo di integrazione che si può creare. Spesso incontriamo i genitori dei bambini di origine straniera che frequentano la nostra scuola e sono sempre molto rispettosi di noi tutti e della scuola. A volte anche con loro ci sono problemi di comprensione linguistica ma poi riusciamo sempre capirci. Sento che loro si fidano molto di noi insegnanti e dell’educazione che trasmettiamo ai loro figli, sono davvero amabili.

Mi piace molto lo scambio che si può creare con le famiglie straniere ma bisogna fare attenzione affinché le differenze non diventino un ostacolo e quindi motivo di diffidenza ed emarginazione.

Il progetto “In viaggio con Hermes” a noi insegnanti è piaciuto moltissimo, credo sia molto funzionale all’integrazione degli alunni in generale e in particolare degli alunni stranieri. L’impostazione delle attività facilita l’integrazione di un gruppo multietnico, all’insegna della narrazione di un personaggio come Hermes giunto da un posto lontano come una stella.

Questo permette agli alunni di condividere un punto di vista diverso dal proprio laddove regna la diversità come ad esempio il modo di parlare del personaggio, il suo modo di muoversi, la sua lingua.
Hermes colpisce molto gli alunni e credo abbia un doppio lato d’azione sul piano dell’integrazione: ha la faccia dipinta di bianco e questo per i bambini è simbolo di riconoscimento di un personaggio clownesco, dunque si tratta di una caratteristica ‘diversa’ che già conoscono e che accolgono sempre con stupore ed entusiasmo ma allo stesso tempo tale caratteristica è accompagnata da una storia e da alcune peculiarità che caratterizzano l’unicità e l’emblema dello “straniero” che si fa amare dai bambini stimolando in loro i valori di rispetto, tolleranza, dialogo, e accoglienza.

13 | 05 | 2011 - Il mondo delle emozioni è comune a tutti

Un'insegnante di una scuola media di Roma, con la quale abbiamo lavorato nell'ambito del progetto di educazione socio-affettiva “Orlando, il Cavaliere delle Emozioni”, ci racconta la sua esperienza, le difficoltà e la bellezza dei risultati ottenuti con i bambini.

Ho trovato il percorso eccezionale ed estremamente utile per il gruppo. Ho potuto riscontrare dei cambiamenti, dei miglioramenti nell’assetto stesso della classe. Affrontare argomenti relativi alla propria interiorità e al proprio mondo emotivo è un’occasione importante che raramente avviene, soprattutto nella società in cui viviamo i ragazzi non sono portati a questo.

Invece è possibile accorgersi che il mondo delle emozioni è comune a tutti e in questo modo possono cadere le barriere anche socioculturali che spesso ci dividono. E’ anche vero che spesso siamo noi adulti a ragionare per categorie, per schemi, mentre i ragazzi sono comunque più immediati nelle loro amicizie.

In generale trovo questo genere di progetti molto interessanti ed estremamente utili. Anche lo scorso anno abbiamo realizzato un dvd (in un altro progetto) sulla tematica del razzismo e della discriminazione.
I ragazzi hanno partecipato interpretando varie scene e si sono coinvolti condividendo anche delle esperienze personali, si sono potuti aprire e farsi comprendere meglio dai propri compagni.

Auspico una continuazione con voi e con questo percorso anche per l’anno prossimo e in generale lo trovo prezioso per le classi seconde, che sono di passaggio e quindi le più delicate.

13 | 04 | 2010 - Hermes ci ha resi più attenti agli altri

In questo anno scolastico le classi terze, quarte e quinte della Scuola Primaria di Bellusco “Madre Teresa di Calcutta” hanno lavorato con L’Albero della Vita sul tema dei Diritti.

Un simpatico clown di nome Hermes e le sue attente assistenti Monica e Giovanna hanno “portato” alunni e insegnanti a fare un “viaggio” in un mondo dove si desidera riconoscere e rispettare i Diritti dei bambini.
Naturalmente questo argomento è risultato molto interessante per i bambini, ma la capacità di coinvolgimento dei nostri amici è stata così intensa che non solo ha portato alunni e insegnanti a riflettere e a conoscere meglio ciò che li circonda ma anche a cercare di capire cosa c’è un po’ più lontano da noi: la sofferenza, il non rispetto, la pace, la guerra, l’amore …le emozioni: sono i temi affrontati che ci hanno portato ad apprezzare ciò che abbiamo, ma non solo, a non fermarci lì, andare oltre.

E’ stato questo desiderio di conoscere e di “sete di giustizia” che ha condotto adulti e bambini a cominciare a fare qualcosa, a non far finta di “non vedere”, ma a prendere coscienza.
E’ nato il “Progetto Hermes”, un primo passo.
Gli alunni e le insegnanti stimolati e motivati, attenti alle parole ma anche al mondo che li circonda, hanno creato, in collaborazione con L'Albero della Vita, un progetto che ha come obiettivo quello di risparmiare l’acqua in mensa e farne un uso più corretto; inoltre visto lo spreco del cibo, è stato aggiunto un altro obiettivo e cioè quello di imparare a dare il giusto valore al cibo.
E’ stata coinvolta tutta la scuola, i bambini hanno accolto con curiosità e interesse l’iniziativa che sarà portata avanti negli anni a venire.

Grazie Hermes, grazie Monica e Giovanna.

Testimonianza delle insegnanti dell'Istituto Comprensivo di Bellusco e Mezzago


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