Minori e salute

Il 7 aprile si celebra in la Giornata Mondiale della Salute. Un tema importante, un bene fondamentale al quale la Dichiarazione del Millennio dedica più di un obiettivo: il IV° - Diminuire la mortalità infantile;  il V° - Migliorare la salute materna - il VI° - Combattere HIV, malaria e altre malattie.
Nonostante i numerosi progressi in campo sanitario la situazione è ancora estremamente grave e gli indicatori segnalano che, sopratutto nei paesi più poveri del mondo, siamo ancora purtroppo lontani dal raggiungimento degli Obiettivi del Millennio. 

I bambini sono come sempre le principali vittime: ogni anno nel mondo muoiono 8.8 milioni di bambini sotto i 5 anni. I progressi compiuti dagli anni 90 hanno portato a un calo del 28% della mortalità infantile, grazie soprattutto alle campagne di vaccinazione di massa contro le malattie infettive.
Per ridurre drasticamente questi numeri occorre però sconfiggere le principali malattie che, combinandosi con la malnutrizione, sono oggi nel mondo le prime cause di mortalità sotto i 5 anni: circa 3 milioni di bambini muoiono infatti per diarrea e pneumonia. Un terzo delle morti dei bambini sotto i 5 anni è dovuto alla malnutrizione.

Il 70% di queste morti sono dovute a condizioni che potrebbero essere prevenute o curate attraverso semplici modalità.

In occasione di questa importante giornata, L’Albero della Vita ha realizzato un documento di approfondimento (.pdf da scaricare), con particolare riferimento alle aree del mondo nelle quali è presente per assicurare ogni giorno cure mediche ai bambini e svolgere attività di prevenzione e sensibilizzazione su igiene e sanità.

Approfondimenti utili

ChildInfo - Sanitation

ChildInfo - Mortality

IFight Poverty

Kenya - Demographic and Health Survey 2008/2009 (.pdf da scaricare)

Rural Poverty Portal

Onu Italia

UNICEF INDIA

UNICEF HUMANITARIAN ACTION - Report 2010

UNICEF - Health in Emergencies

WHO - Facts Sheet sulla salute dei bambini

WHO - Facts Sheet su ambiente e salute

World Health Day 2011


Interviste, storie, testimonianze: grazie a tanti protagonisti (operatori, volontari, donatori) possiamo essere ogni giorno vicino ai bambini.

03 | 12 | 2010 - Storia di Adelita e del grande fiume

Il professor Francisco insegna presso la scuola rurale della comunità di Hipolito Unanue, dove da tempo L’Albero della Vita ha avviato un progetto di sostegno alla popolazione in ambito educativo, sanitario e di sviluppo locale.

Ci racconta la storia di una sua alunna, Adelita, che per parecchi mesi non ha frequentato regolarmente la scuola perchè ha dovuto aiutare i genitori in casa, accudendo i fratellini o cucinando quando sia la mamma che il papà erano impegnati nel lavoro dei campi.

Una mattina il fratello minore di Adelita ha giustificato le assenze della sorellina dicendo che si era ammalata. Alle domande del maestro, ha risposto:
“Dicono che mia sorella ha avuto un litigio con la madre dell’acqua del fiume, non la lascia tranquilla e ogni volta che lei vuole venire a scuola, lei inizia a tormentarla con forti dolori di stomaco”.

Preoccupato dalle parole del bambino, il maestro ha deciso di andare personalmente a casa della piccola per constatare il reale stato di salute. Ha trovato la bambina pallida e denutrita e ha quindi consigliato ai genitori di portarla al centro medico della comunità.

La risposta è stata negativa:  “Siamo certi” – hanno detto i genitori di Adelita – “che la madre dell’acqua del fiume le ha fatto un dispetto: in uno dei sogni di nostra figlia, la madre dell’acqua l’ha accusata di averla trattata molto male nell’aver provato a bollire l’acqua del fiume che beviamo, e dato che questo non si fa perché l’acqua è tanto buona e noi tutti la beviamo così com’è, adesso lei è arrabbiata con nostra figlia”.
I genitori stavano quindi mandando Adelita da un guaritore che l’avrebbe aiutata a far con la madre dell’acqua del fiume.

Il tempo passava e, visto che la bambina non migliorava, il maestro ha continuato a insistere con i genitori per far visitare Adelita dal medico, fino a quando non hanno accettato. Dopo una visita accurata le è stata diagnosticata la parassitosi: in parole semplici Adelita aveva nello stomaco numerosi “bichos” (vermi) e, visto che non era stata curata subito, uno di questi vermi si era inserito nella cistifellea. La situazione avrebbe potuto aggravarsi rapidamente se Adelita non avesse preso immediatamente delle medicine.

La mamma e il papà di Adelita hanno capito la gravità dello stato della bambina e il rischio che si corre utilizzando l’acqua del fiume senza filtrarla. Il medico ha iniziato subito una cura e in breve tempo la bambina è perfettamente guarita.

Purtroppo, ci spiega Francisco, sono molte le persone del villaggio che, nonostante abbiano a disposizione un sistema di filtraggio, non lo utilizzano perché considerano sacra e genuina l’acqua del fiume.
L’attività di sensibilizzazione che L’Albero della Vita sta portando avanti con operatori locali sta cercando, poco alla volta, di modificare queste credenze e consentire alla comunità un miglioramento dello stato di salute e della qualità della vita in generale.

21 | 10 | 2009 - Intervista alla Dott.ssa Sulagna Bakchi

La dottoressa Sulagna Bakchi, collaboratrice di Medici in Prima Linea, ci racconta le attività e i principali problemi del progetto Clinica Mobile.


D. Quali sono i principali problemi legati alla madre e al bambino nelle aree di intervento?

Il problema principale è che non c’è nessuna pianificazione famigliare, le famiglie devono farsi carico di troppi bambini ma non riescono a mantenerli tutti a causa delle loro povere condizioni economiche. Non riescono a dargli i pasti necessari. Inoltre specie nelle aree rurali le famiglie desiderano solo bambini maschi. È una tradizione storica e sociale che continua e mette a serio rischio la salute delle bambine neonate (spesso non ricevono le cure necessarie e vengono lasciate morire) e delle madri costrette a partorire  finchè non ottengono il figlio maschio. Ciò anche dovuto a una società dominata dagli uomini.
C’è inoltre il problema della mancanza di educazione e consapevolezza medico sanitaria della popolazione e in particolare delle donne. Inoltre vi è il grave problema della povertà, i problemi socio-economici sono alla base di tutto.
Inoltre il fatto che le donne non si recano negli ospedali è un grave problema per la loro salute. Il parto a casa spesso ha conseguenze gravi come la non capacità di far fronte a complicazioni, le infezioni, ferite all’utero ecc.
Gli ospedali governativi sono gratuiti, ma alla fine bisogna sempre pagare qualcosa, magari anche solo 500 Rupie (7 euro) per trasporto o qualche medicina extra. Ma la popolazione dei villaggi non può permetterselo.

D. Qual’è l’impatto dell'intervento sui nostri beneficiari?

L’impatto del nostro progetto è molto importante per la salute e la sicurezza delle donne. Non solo per la loro gravidanza attuale ma per tutte le loro gravidanze future.
Gli istituti governativi non offrono i servizi opportuni. Non ci sono le infrastrutture necessarie quindi è fondamentale riempire questo vuoto con il nostro progetto. Inoltre il nostro approccio è diverso: possiamo offrire un migliore monitoraggio della salute delle donne, recandoci al villaggio regolarmente una due volte al mese con i dottori; i volontari del villaggio ci possono contattare in caso di necessità extra.
Inoltre il nostro intervento è importante perché è focalizzato sulle donne e i bambini, le fasce più deboli della società. Tutti hanno bisogno di assistenza, ma se facessimo i campi medici generali a tutta la popolazione sarebbe più difficile avere un reale impatto. Il numero di pazienti sarebbe eccessivo e noi dottori avremmo meno tempo a disposizione per ogni paziente.

21 | 10 | 2009 - Menara Bibi, un parto a rischio

I nostri medici in India, recentemente intervistati, ci hanno raccontato la storia di Menara Bibi, 19 anni. Lei e la sua bambina sono state salvate grazie al pronto intervento dei medici e all'attività di sensibilizzazione svolta nei confronti della famiglia.
Senza il nostro intervento la vita della madre e della figlia sarebbero state in serio rischio. Avrebbe partorito a casa e le complicazioni sarebbero risultate fatali.

"Era il 20 luglio 2009, Meenara Bibi è venuta al campo medico ed è stata visitata dalla dottoressa Sulagna Bakchi. È venuta da sola. Era stata informata dai nostri volontari che quel giorno sarebbero arrivati i nostri dottori al villaggio. Abbiamo riscontrato che la ragazza era un caso serio, c’erano delle complicazioni ed era assolutamente necessario che si recasse a partorire in ospedale entro 48 ore e non a casa altrimenti la vita del bambino e la sua sarebbero state  rischio. Occorreva quindi convincere non solo la ragazza ma anche e soprattutto la famiglia. Immediatamente abbiamo organizzato un veicolo e cono un rappresentante del villaggio siamo andati a parlare con la famiglia, che inizialmente era contraria e non capiva la gravità della situazione: fortunatamente lo staff ha convinto la famiglia a far ricoverare la ragazza entro 48 ore.
Il 22 luglio Meenara è stata accompagnata in ospedale dalla famiglia e dai volontari di Medici in Prima Linea:  tutte le complicazioni sono state gestite e il 28 luglio ha partorito in ospedale una bellissima bambina. La sua prima figlia.
Successivamente lo staff e I medici di MPL sono andati a visistarla a casa per accertarsi del suo stato di salute e a portargli alcuni medicinali. Era una gioia vedere che entrambe erano in ottima salute. La ragazza perà si vedeva che non era una mamma esperta, non sapeva bene come prendere in braccio il bambino. Era la prima volta ma imparerà presto.

21 | 10 | 2009 - Intervista al coordinatore della Clinica Mobile

Mrinal Kanti Bisaas, operatore sociale in West Bengal da oltre 25 anni e Project Coordinator, ci racconta la storia, le difficoltà e i successi della Clinica Mobile.

D. Quando ha iniziato la collaborazione con OFFER e con Medici in Prima Linea?
Ho iniziato la collaborazione con OFFER circa 7 anni fa. Nel maggio del 2008 ho iniziato ad occuparmi del progetto di clinica mobile.

D.Quali sono i principali problemi legati alla madre ed al bambino nelle aree di intervento?
I programmi e i servizi governativi sono molto deboli, in alcune aree sono assenti. Le strutture mediche, pubbliche o private non sono sufficienti per i reali bisogni della popolazione. La vie di comunicazione sono piuttosto scarse nella zona e rendono difficile, in caso di necessità, raggiungere l'ospedale più vicino. Inoltre l'estrema povertà della popolazione rende impossibile per molti l'accesso ai servizi sanitari.
Un altro problema molto serio è il parto in casa, una pratica comune ma molto rischiosa per la madre e il bambino, sopratutto se la donna è ancora troppo giovane: i matrimoni tra bambini sono purtroppo un'usanza diffusa e inoltre la malnutrizione peggiora lo stato di salute delle donne e delle giovani madri, rendendole estremamente vulnerabili.
I bambini nascono quindi già con problemi di salute, sopratutto infezioni alla pelle e problemi respiratori, aggravati dalla malnutrizione e da pratiche igieniche scorrette.

Alle donne in generale manca la consapevolezza di sé stesse e del proprio ruolo.

D.Qual'è l'impatto dell'intervento sui nostri beneficiari?
L’impatto del progetto è molto positivo, per diversi aspetti.

  • Migliora la consapevolezza in ambito medico-sanitario in generale. Inoltre ricevono un importante supporto all’immunizzazione da gravi malattie grazie alla somministrazione di vaccinazioni per epatite, polio, tubercolosi.
  • Stiamo creando un importante legame con i servizi medico sanitari governativi esistenti e sensibilizzando nei villaggi sulle migliori pratiche igieniche.
  • I rappresentanti dei villaggi sentono anche loro l’importanza del nostro progetto per la salute delle donne e dei bambini delle loro comunità, ciò grazie al lavoro di advocacy e ai numerosi meeting che lo staff di progetto svolge con le comunità locali e le autorità. Il nostro progetto è molto apprezzato dalla società civile e molti insegnanti, impiegati pubblici, associazioni giovanili, conoscono il progetto e lo promuovono autonomamente nei loro contesti, per quanto possono e riescono.

D. Quale è il feedback dei benefriciari dall'inizio del progetto?

I beneficiari hanno risposto molto bene al progetto e ora sono molto interessati al loro stato di salute, specialmente lo stato di salute dei loro bambini. In particolare, le donne in stato di gravidanza partecipano sempre ai campi medici e ora sono più consapevoli riguardo alla gestione della gravidanza e al parto assistito nelle infrastrutture ospedaliere. Vengono regolarmente a farsi visitare e sono contente di poter ricevere medicinali e integratori fondamentali.

03 | 11 | 2007 - Il cuore di Sourya

Il piccolo Sourya di 2 anni e 10 mesi, vive a Calcutta, in India. Soffriva di un grave problema cardiologico ma la sua famiglia, molto povera e composta della sola mamma, non era in grado di sostenere le spese mediche per l’intervento urgentissimo al cuore, indispensabile per salvargli la vita.

L’Albero della Vita ha prontamente attivato il suo operatore partner locale, prendendosi carico delle spese per eseguire l’operazione e consentendo un’adeguata assistenza post-operatoria al piccolo Sourya.
L’operazione è stata realizzata con successo presso l’istituto Rabindranath Tagore International of Cardiac Sciences di Calcutta.
Il bimbo ora sta bene, ha già incontrato la mamma e al momento è in terapia intensiva.

Tutte le persone impegnate nell’Albero della Vita sono molto felici per Sourya e continueranno a seguirlo... E lo attendono presto in Italia, per una vacanza.

 


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