07 | 02 | 2012 - Siria, la strage degli innocenti
Le ultime immagini rimaste negli occhi sono quelle della carneficina di Homs, città simbolo della rivoluzione siriana, blindata dalle forze di sicurezza di Damasco e isolata dal mondo, dove la repressione del regime a fine gennaio ha fatto 138 vittime in due giorni, fra cui un numero impressionante di bambini.
I corpicini avvolti in teli di plastica rossa, ordinatamente messi in fila, i visi tumefatti e coperti di sangue. Sono gli ultimi scatti, che purtroppo non significa ultimi massacri, soprattutto dopo che l'Onu ha alzato bandiera bianca dichiarando l'impossibilità di andare avanti con il conteggio delle vittime. Ma anche i primi che, nel Paese chiuso ai giornalisti stranieri dall'inizio della rivolta, portano la firma di un'agenzia di stampa internazionale, la Reuters.
Mostrano un'intera famiglia di 14 persone sterminata, inclusi otto figli di età compresa tra otto mesi e nove anni, nel distretto di Al Zaitoun. Una vendetta per i soldati lealisti uccisi pochi giorni prima dai rivoluzionari dell'Esercito libero della Siria, dicono le testimonianze raccolte dal Consiglio nazionale siriano, il fronte di opposizione a Bashar al Assad che ricorda il Cnt libico. Storie di orrore che corrono su YouTube e si leggono su blog e social network, proprio come i gossip ricorrenti sulla fuga all'estero del presidente Assad e di sua moglie Asma, avvistati in pubblico l'ultima volta l'il gennaio scorso assieme ai loro figli Hafez, Zein e Karim durante una manifestazione pro-regime nel centro della capitale.
C'è la storia di Thamìr Al Sharee, 13 anni, morto a causa delle sevizie subite dai suoi carcerieri mentre invocava l'aiuto di mamma e papa. Quella di Hamza al-Khatib, 13 anni, sparito mentre si trovava con la sua famiglia a una manifestazione anti-regime a Saida e ritrovato un mese dopo: senza vita, gonfio, con bruciature e ferite da proiettile su braccia e busto, ed evirato. Ma anche quella di Afef Saraqibi, quattro mesi, la più piccola prigioniera politica mai finita nelle carceri siriane, che secondo gli attivisti sarebbe stata arrestata assieme al padre Mahmud vicino a un posto di blocco a Homs, torturata fino alla morte e restituita martoriata a uno zio.
Per questo l'hanno chiamata la strage degli innocenti. «Ancora più del conteggio totale delle vittime di questa soppressione della ribellione», spiega Paola Bianchi, presidente Unicef Italia, «che è di 6.600 persone, quello che è inaccettabile e sintomatico del livello di violenza raggiunto nel Paese è il numero di bambini uccisi, 390, e quello dei minori di 14 anni che, a quanto ci risulta, sarebbero stati arbitrariamente arrestati: altri 380». Molti, come Afef, portati in carcere assieme ai parenti, e spesso atrocemente straziati sotto i loro occhi. Altri arrestati durante manifestazioni e rivolte antiAssad alle quali partecipano per gioco o perché arruolati dai ribelli, con i quali finiscono per condividere il destino anche dietro le sbarre e fra le mani dei loro carcerieri aguzzini. «Si ricordi che la rivolta siriana ha avuto inizio quando un gruppo di bambini e ragazzi ha cominciato a gridare e a scrivere sui muri: "Vogliamo la caduta del regime". E molti di loro sono stati portati via e torturati già allora»,
spiega Breigheche Aboulkheir, medico siriano da 43 anni in Italia e presidente della Comunità islamica del Trentino-Alto Adige. Allora, però, la first lady siriana per l'Occidente era ancora la "Rosa del deserto" che brandendo guardaroba firmati e studi prestigiosi cercava di promuovere le (timidissime) riforme del marito, oggi la recrudescenza della violenza in ogni angolo del Paese non si può più non vedere. E la fotografia riportata dal Consiglio nazionale siriano è ancora più inquietante di quella fatta dalle organizzazioni internazionali. «Oltre a 6.977 vittime, di cui 409 bambini e 335 donne», spiega Breigheche Aboulkheir, «si contano 35mila feriti, 65mila dispersi e 212mila oppositori detenuti». Una guerra civile sempre più cruenta, con le fila dell'Esercito libero della Siria ingrossate di disertori in fuga dalle truppe lealiste e le forze di Assad decise a riprendere il controllo di alcuni quartieri di Damasco che in questi mesi sono stati il quartier generale degli oppositori. «Una situazione in cui Unicef è impossibilitata a intervenire», dice la presidente italiana Bianchi. «Per questo confidiamo in una risoluzione dell'Orna, per ora osteggiata da russi e iraniani, che possa migliorare la situazione".
(Fonte: GENTE n°7 - 14 febbraio 2012 - Rossana Linguini)










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