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L’affido è una possibilità: quella di offrire a un bambino accoglienza, ascolto e un luogo sicuro in cui crescere. Significa aprire le porte a nuove opportunità, costruire legami autentici e donare a un bambino la certezza di non essere solo. Una realtà fatta di cura, vicinanza e fiducia, che merita di essere conosciuta, raccontata e condivisa sempre di più.
Indice dei contenuti
Ogni percorso di affido è diverso, perché ogni bambino porta con sé una storia unica, fatta di emozioni, fragilità, desideri e bisogni speciali. Per questo esistono tanti modi di accogliere: non c’è un’unica forma di famiglia, ma tante possibilità di creare relazioni autentiche e spazi sicuri in cui sentirsi accolti.
Da anni la nostra Fondazione accompagna bambini e famiglie in questi percorsi, incontrando storie diverse e bambini e ragazzi che hanno già affrontato esperienze difficili e cammini emotivi complessi.
Dopo pochi mesi che un bambino è andato in affido cambia faccia, gli occhi diventano sorridenti. I bambini che vanno in affido hanno la possibilità di rifiorire.
L’affido è un’esperienza preziosa ed è un percorso che possono intraprendere single, coppie con o senza figli residenti in tutte le province della Lombardia e del Piemonte.
Il primo passo è informarti e capire davvero cosa significa aprire la propria casa e il proprio cuore a un bambino che ha bisogno di stabilità, cura e presenza per accompagnarlo nel suo percorso di crescita.
Chi sceglie di avvicinarsi all’affido viene accompagnato in un percorso di conoscenza e consapevolezza, pensato per offrire informazioni chiare ma anche occasioni di confronto autentico. Attraverso incontri guidati da professionisti (di cui il primo è un webinar), è possibile ascoltare testimonianze, condividere dubbi e riflessioni, conoscere esperienze concrete e approfondire gli strumenti utili per affrontare questo cammino con maggiore serenità e consapevolezza. Scopri come funziona l’affido familiare e quali sono le diverse forme di accoglienza.
“Mi ascolteranno davvero? Posso fidarmi di loro? E se poi mi affeziono troppo?”.
Per molti bambini e ragazzi, l’affido inizia con domande silenziose, paure e speranze che convivono insieme. C’è il timore di non sentirsi capiti, la fatica di lasciarsi andare, ma anche il desiderio di trovare qualcuno capace di accogliere la loro storia senza giudicarla.
“E se non fossimo all’altezza? Sapremo aiutarlo davvero? Riusciremo a costruire un legame?”.
Anche per i genitori affidatari l’inizio è fatto di attesa, emozione e dubbi. Accogliere significa entrare con delicatezza nella vita di un bambino o di un ragazzo, rispettandone i tempi, le fragilità e i bisogni.
La fiducia nasce poco alla volta, nei piccoli gesti quotidiani, nell’ascolto e nella presenza costante. È così che possono crescere nuovi legami e trovare spazio tutte le emozioni: la paura, la rabbia, la sorpresa di sentirsi accolti e la gioia di scoprire che si può andare bene così come si è.
Io e il mio compagno di vita, prima di incontrare Marta, avevamo mille domande: “E se non le piacciamo?, e se non ci parla?”, sapevamo che ci sarebbe voluto tempo. Ci siamo detti che saremmo stati in silenzio con lei, e quella frase ci ha calmato. Marta quella prima volta aveva quello sguardo di chi misura la situazione, di chi si protegge. Il silenzio ci ha aiutato ancora, e così lo sguardo di chi vuole fare bene ma ancora non sa come fare.
Genitori Affidatari
L’affido è molto più di un gesto di accoglienza: è un percorso costruito insieme, fatto di relazioni, ascolto e collaborazione.
Le voci dei bambini e dei ragazzi raccontano bisogni, emozioni e desideri, ma anche paure e speranze di chi sta cercando un luogo in cui sentirsi al sicuro e riconosciuto. Le voci delle famiglie affidatarie parlano di attesa, di scelte importanti, di difficoltà affrontate e della ricchezza dei legami che nascono nel tempo. Le voci degli operatori, infine, restituiscono il lavoro quotidiano di accompagnamento e sostegno fatto di presenza attenta, ascolto e cura costante.
L’affido cresce proprio così: nell’incontro di queste voci diverse che, pur partendo da storie e ruoli differenti, si ascoltano e si sostengono. È in questo intreccio di esperienze, emozioni e relazioni che possono nascere legami capaci di accogliere, proteggere e far crescere.
Nell’affido non è solo il bambino a crescere. È un incontro tra persone che si incrociano per un tratto di vita e che, in quel tempo condiviso, si trasformano insieme. Chi accoglie e chi viene accolto si scopre diverso, arricchito, più consapevole: ogni gesto di cura lascia qualcosa dentro chi lo vive.
Quando l’affido si conclude, perché è un tempo pensato per accompagnare e poi permettere il ritorno in famiglia, non si interrompe ciò che è stato vissuto. I legami restano, anche se cambiano forma: non si condivide più la quotidianità, ma si continua a far parte della stessa storia.
È in questi legami che si rivela il senso più profondo dell’affido: nessuno cresce da solo. Siamo parte di una stessa rete di relazioni che si sostiene e si trasforma. Un’accoglienza che passa di mano in mano e che, nel farlo, fa crescere tutti.
Riconoscere che sei figlia, che sei amata e che qualcuno vuole sapere dove sei e cosa stai facendo.
Ogni bambino ha bisogno di uno spazio in cui non essere giudicato, ma visto davvero. Un luogo in cui ciò che sente possa emergere liberamente, senza paura, e in cui la sua storia non venga mai messa da parte, ma accolta e rispettata.
L’affido è come un ponte che collega vite e origini diverse, senza cancellarle. È un attraversamento delicato tra ciò che è stato e ciò che può diventare, dove nulla viene sostituito, ma tutto può dialogare.
Dentro questo incontro, anche le cose più semplici cambiano significato: cucinare insieme, organizzare la giornata, fare i compiti diventano gesti che mescolano abitudini e modi diversi di stare al mondo. E da questa mescolanza prende forma qualcosa di nuovo, come un’opera che si costruisce piano piano.
Un’opera che porta dentro il passato, lo rispetta, lo tiene vicino, ma lo intreccia con nuove esperienze. E proprio da qui che nasce un futuro più ricco, più nutriente, fatto di legami che non cancellano ciò che è stato, ma lo trasformano in possibilità.
Giovedì 19 novembre settembre ore 20.30
Chi orienta il nostro lavoro
Chi sono i beneficiari dei nostri interventi
l’Albero della Vita si dedica alla protezione, educazione e sviluppo dei minori in situazioni di vulnerabilità. Attraverso programmi educativi, scolastici e di accoglienza, lavora per migliorare le loro condizioni di vita e offrirgli opportunità di crescita personale e sociale. Le famiglie che si trovano in difficoltà economiche o sociali ricevono supporto attraverso progetti di inclusione sociale, assistenza e formazione, con l’obiettivo di creare un ambiente più stabile e favorevole per la crescita dei loro figli.
Chi collabora con noi
La Fondazione l’Albero della Vita collabora con istituzioni pubbliche che forniscono supporto finanziario e logistico, organizzazioni non governative e enti no-profit per progetti congiunti, scuole e università per programmi educativi, aziende private che offrono donazioni e volontariato aziendale ed esperti e professionisti che forniscono supporto specialistico.
Chi ci sostiene
La Fondazione l’Albero della Vita è sostenuta da una rete di partner e donatori che contribuiscono con risorse finanziarie, materiali, competenze e volontariato. Tra questi vi sono istituzioni pubbliche (ministeri, regioni, comuni), aziende private (sponsorizzazioni, donazioni, responsabilità sociale d’impresa), fondazioni e enti filantropici, ONG e enti no-profit che collaborano in progetti congiunti, scuole e istituti educativi che partecipano ai programmi formativi, volontari e cittadini che offrono tempo e risorse e donatori privati che contribuiscono economicamente.
Il miglioramento per ogni bambino nasce dalla domanda: come possiamo vedere, credere e sperare in un futuro migliore? Qual è la tua?