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Il sostegno alle madri sole in difficoltà è cruciale. In molti Paesi, le donne affrontano sfide enormi come povertà e mancanza di assistenza sanitaria.
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A livello globale, i diritti delle donne variano enormemente da paese a paese. In molte nazioni, le donne continuano a subire discriminazioni sistematiche, violenze di genere e una mancanza di accesso a risorse fondamentali come l’istruzione e la sanità. Le Nazioni Unite stimano che una donna su tre abbia subito violenza fisica o sessuale nel corso della sua vita. Questa statistica agghiacciante mette in luce la necessità di interventi significativi a livello globale per proteggere e promuovere i diritti delle donne.
In Italia, sebbene ci siano stati progressi significativi negli ultimi decenni, le donne continuano a fronteggiare sfide importanti. La disparità salariale tra uomini e donne persiste, così come la sotto-rappresentazione femminile nei ruoli di leadership sia nel settore pubblico che privato. Inoltre, la violenza di genere rimane una grave preoccupazione, con numerosi casi di femminicidio riportati ogni anno.
Per la festa della mamma, infatti, la seconda domenica del mese di maggio si trasforma in un tripudio di fiori, biglietti d’auguri e cioccolatini, per lo meno nel nostro Paese, in buona parte d’Europa, negli Stati Uniti, in Giappone e in Australia. Ma c’è anche chi, come molti Paesi arabi e balcanici e come i nostri “fratelli” di San Marino, ha già festeggiato nel mese di marzo, magari in occasione dell’equinozio di primavera o della festa della donna, e c’è chi lo farà a fine dicembre, come l’Indonesia. Insomma, in tutto il mondo vige un principio: non importa quando e come, ma che almeno una giornata sia dedicata a lei.
Prima di diventare un rito universale e molto sfruttato dal punto di vista commerciale, questa ricorrenza era ispirata da motivazioni profonde e nobili. Le sue origini risalgono al 1870 quando la pacifista statunitense Julia Ward Howe propose di istituire il Mother’s Day for Peace, appellandosi alle donne di tutto il mondo affinché si impegnassero politicamente per la pace e contro ogni forma di schiavitù.
Qualche decennio dopo, all’inizio del Novecento, la connazionale Anna Jarvis organizzò il “giorno della mamma” per onorare la memoria della propria e la sua vita spesa per garantire più diritti sociali ed economici alle donne, per migliorare le condizioni di vita e l’accesso alle cure delle madri e dei loro figli, per ridurre la mortalità infantile.
Questa iniziativa privata attirò le attenzioni dei politici e, pochi anni dopo, il Presidente Wilson decise di riconoscere formalmente la Festa della Mamma.
In molte zone del Pianeta c’è, però, ancora poco da festeggiare. Ogni anno circa mezzo milione di donne, una al minuto, muore per complicazioni durante il parto.

Il 99% di questi casi avvengono nei Paesi in Via di Sviluppo e oltre la metà delle partorienti dell’Asia meridionale e dell’Africa subsahariana dà alla luce un bambino senza l’assistenza di un’ostetrica o di un dottore. Per questo motivo interveniamo in Kenya, un Paese con tassi di mortalità materna e infantile tra i più alti del mondo.
Siamo “entrati” nelle baraccopoli di Nairobi, dove giovani madri e bambini sotto i 5 anni muoiono frequentemente di infezioni, malnutrizione, malaria, aids o per una “semplice” diarrea, e abbiamo attivato il progetto “Mother and child survival” con il quale stiamo portando, baracca per baracca, assistenza sanitaria e nutrizionale e diffondiamo buone pratiche che possano migliorare le loro condizioni di vita.
Le mamme sono nel nostro cuore, tutte. Dal Kenya al Perù, dove con il progetto “Donne andine in cammino” stiamo aiutando le famiglie di una poverissima regione andina a vivere più dignitosamente, imparando a coltivare in modo agroecologico e a vendere il tarwi, un lupino che cresce in quelle vallate. Oppure ad Haiti, dove supportiamo la clinica pediatrica San Franswa dando la possibilità di trovare cure e sostegno psicologico a migliaia di mamme e bambini altrimenti “invisibili”.

E naturalmente in Italia, dove da diversi anni aiutiamo le mamme che hanno “perso la propria strada” a ritrovarla.
Con il progetto “La Rondine” infatti, lavoriamo con mamme sole che hanno bambini piccoli e che si trovano in situazioni di disagio economico, abitativo e lavorativo. Accogliamo i nuclei mamma-bambino in appartamenti dove, con l’aiuto dei nostri educatori, possono ritrovare gradualmente l’autonomia.
Per ridare loro la gioia e la dignità di essere mamme.
Chi orienta il nostro lavoro
Chi sono i beneficiari dei nostri interventi
l’Albero della Vita si dedica alla protezione, educazione e sviluppo dei minori in situazioni di vulnerabilità. Attraverso programmi educativi, scolastici e di accoglienza, lavora per migliorare le loro condizioni di vita e offrirgli opportunità di crescita personale e sociale. Le famiglie che si trovano in difficoltà economiche o sociali ricevono supporto attraverso progetti di inclusione sociale, assistenza e formazione, con l’obiettivo di creare un ambiente più stabile e favorevole per la crescita dei loro figli.
Chi collabora con noi
La Fondazione l’Albero della Vita collabora con istituzioni pubbliche che forniscono supporto finanziario e logistico, organizzazioni non governative e enti no-profit per progetti congiunti, scuole e università per programmi educativi, aziende private che offrono donazioni e volontariato aziendale ed esperti e professionisti che forniscono supporto specialistico.
Chi ci sostiene
La Fondazione l’Albero della Vita è sostenuta da una rete di partner e donatori che contribuiscono con risorse finanziarie, materiali, competenze e volontariato. Tra questi vi sono istituzioni pubbliche (ministeri, regioni, comuni), aziende private (sponsorizzazioni, donazioni, responsabilità sociale d’impresa), fondazioni e enti filantropici, ONG e enti no-profit che collaborano in progetti congiunti, scuole e istituti educativi che partecipano ai programmi formativi, volontari e cittadini che offrono tempo e risorse e donatori privati che contribuiscono economicamente.
Il miglioramento per ogni bambino nasce dalla domanda: come possiamo vedere, credere e sperare in un futuro migliore? Qual è la tua?